Esegesi spirituale di Giovanni 10,1-10
Il brano giovanneo si apre con una netta
contrapposizione: da un lato troviamo chi entra “per la porta” nell’ovile,
dall’altro chi “sale da un’altra parte”. L’ovile rappresenta il popolo di Dio, la
Chiesa di Cristo, il luogo della protezione, dell’alleanza e della cura. La porta è Cristo stesso (v. 9), ma anche il
criterio che rivela l’autenticità della nostra missione.
Il simbolo della porta
Nella tradizione biblica, la porta è il luogo della
giustizia (Rut 4,1), del passaggio (Esodo 12,22) e di accesso al sacro (Salmo
118,20). Gesù si identifica con la porta: non è un guardiano esterno, un
semplice custode, ma il passaggio stesso (Io sono la via, la verità e la vita).
Entrare attraverso di Lui significa:
·
Accogliere la
rivelazione del Padre – nessuno può venire al Padre se non per mezzo del
Figlio (Gv 14,6).
·
Lasciarsi condurre
dalla voce del pastore – la porta non è un’idea, un concetto da elaborare,
ma una relazione obbediente, un’educazione all’ascolto libero della Parola. La
creazione stessa è una relazione (Creatore – creato e creature). Vivere la
Parola è relazione creatrice e creativa.
·
Ricevere la vita
in abbondanza – non una vita qualunque, ma la zōē divina,
andando oltre la semplice sopravvivenza nell’inconsapevolezza dell’esistere, prigionieri dei meccanismi del quotidiano.
·
La porta
distingue: chi entra da essa è il pastore legittimo, le pecore lo riconoscono
dalla voce e si lasciano condurre fuori, verso il pascolo (il Regno dei Cieli).
Chi sale altrove è un ladro e un brigante.
I briganti: falsi pastori e deviazione interiore
Il termine “brigante” (lēstēs) nella cultura
greco-romana indicava non solo un ladro comune, ma un malvivente armato che
semina violenza e confusione. Gesù lo usa per chi:
·
Non rispetta
l’ovile – lo viola dall’esterno, ma anche dall’interno (cfr. i farisei che
giudicano il cieco nato, Gv 9, le divisioni interne ed esterne, la
frammentazione delle comunità).
·
Non ama le
pecore – il loro scopo è “rubare, uccidere e distruggere” (v. 10): ridurre
la fede a potere e ideologia, dottrina senza misericordia, o spiritualismo
senza incarnazione.
In chiave spirituale, i briganti sono anche le voci
interiori che ci spingono a saltare la porta (Genesi 4, Caino: il peccato è
accovacciato alla tua porta…): l’orgoglio che vuole entrare “dall’alto” senza
passare per l’umiltà di Cristo, la paura che cerca altre vie di salvezza
(magia, moralismo, frenesia attivistica).
Lettura in chiave midrashica
Applicando il metodo midrashico – che cerca
connessioni nascoste tra i testi della Scrittura arricchendone il senso
attraverso rimandi e intrecci – possiamo trovare tre interessanti sviluppi:
·
Midrash sulla
porta del giardino di Eden (Genesi 3,24): Dopo il peccato, i cherubini
custodiscono l’accesso all’albero della vita. Cristo, nuova porta, riapre
l’accesso non con una spada fiammeggiante, ma con il suo fianco aperto. Egli è
il cherubino fatto carne, che accoglie il ladrone pentito (Lc 23,43), che
insegna la via della compassione, della misericordia e del perdono.
·
Midrash sulla
porta dell’arca di Noè (Genesi 6,16): Dio comanda a Noè di aprire la porta su un fianco dell’arca. Chi entra si
salva, chi resta fuori perisce. I briganti sono quelli che, nell’ora del
diluvio (il giudizio), tentano di aggrapparsi all’arca dall’esterno. La porta
chiusa è Cristo crocifisso: solo la fede in Lui fa entrare nella salvezza.
·
Midrash dalla
legge del riscatto (Esodo 21,6): Allo schiavo che volontariamente si lega
al padrone “sulla porta” viene forato l’orecchio. Gesù, servo sofferente, si è lasciato forare le mani, i piedi e il costato. Il brigante è chi vuole la libertà senza
il servizio: entra da un’altra parte per non lasciarsi marchiare dall’amore.
Conclusione sintetica
La porta è Cristo crocifisso e risorto: solo passando
per Lui – cioè morendo al proprio ego e vivendo per Lui – si entra nella vera
vita. I briganti sono tutte le potenze, interiori o esteriori, che promettono la facile scorciatoia
di una gloria senza la croce. L’esegesi spirituale ci invita a verificare: da
dove entriamo nell’ovile della Chiesa (delle Chiese)? Da Gesù, che parla nelle
Scritture e nei sacramenti, o da altre vie più comode? Solo la porta rende
liberi di “entrare e uscire” (v. 9) – cioè di vivere una fede dinamica, in
divenire senza paura, perché si è a casa nel Pascolo della Verità.