venerdì 12 febbraio 2016

requiem aeternum?

E se volessi anziché un eterno riposo un eterno fare? Datemi pure del pazzo, ma vivere per sempre non vuol dire schiacciare un sonno beato!

martedì 26 gennaio 2016

...mi scuote...

mi scuote
- e te ne parlo -
del nulla del sapere,
del gusto d’esserci
come occhi che specchiano
il tempo,
mani che s’intrecciano,
forse è così
l’eterna affermazione
di Dio dal niente

domenica 24 gennaio 2016

Notte



Poi si parla del tempo,
dell’acqua che scroscia
sul vuoto,
del suo suono
e della notte
come di mani che si sfiorano

Mi sveglio,
gli occhi nel buio,
nelle narici l’acre umore
del corpo:
mai ho pensato alla morte
come opportunità estrema.

sabato 23 gennaio 2016

L'uomo nell'Olocene (ciò che veramente accade)

Dialogo tra un professore e la sua dirigente

Professore: Buongiorno!
Dirigente: Buongiorno!
Professore: Sono due mesi che lavoro e non ho ancora percepito uno stipendio!
Dirigente: Le hanno spiegato in segreteria che è a causa di un disguido?
Professore: In segretaria? La dirigente amministrativa mi ha detto che la mia non è una situazione a rischio di vita o di morte e che per una settimana l’accesso agli uffici di segreteria è praticamente vietato.
Dirigente: E’ vero, abbiamo dei problemi, comunque…Con il nuovo sistema SIDI i contratti vengono gestiti direttamente dal Ministero e i tempi si sono allungati. Non dipende più tutto dall’ufficio territoriale per il Tesoro. Poi c’è stato il dilemma del suo secondo nome…
Professore: E’ da quando sono nato che ho due nomi! I documenti che ho depositato in segreteria sono corretti così come il tesserino sanitario con il codice fiscale. Inoltre, sono quindici anni che lavoro in questa scuola e i pagamenti sono sempre stati regolari oltre che continuativi tra un contratto e l’altro.
Dirigente: Certo, ma con i controlli che compiono incrociando i dati anche solo una minima incoerenza è sufficiente per bloccare l’erogazione degli emolumenti…Insomma: non si preoccupi!
Professore: Non mi devo preoccupare?
Dirigente: Vedrà che percepirà il prima possibile quanto le spetta. Non perderà un centesimo.
Professore: D’accordo, ma con quale spirito un insegnante affronta il suo impegno quotidiano con gli alunni se sa che sta lavorando gratis et amore dei?
Dirigente (sorridendo sardonicamente): Si faccia qualche giorno di malattia, se la cosa le procura fastidio!
Professore (la incenerisce con lo sguardo): Guardi signora che non sono stato educato a inscenare simili puzzonate! Nella mia famiglia è sempre passata l’informazione che con il lavoro non si scherza, che abbiamo una dignità e un decoro da difendere. Se in qualche remota regione di questa nazione schifosa ci sono dipendenti statali e non che sparano certificati medici compiacenti, io non sarò mai nel loro numero.
Dirigente (accortasi della terribile gaffe): Scherzavo! L’ho detto così per dire…Vedrà che presto le saranno pagati gli stipendi arretrati, mi occuperò personalmente di sollecitare ogni azione possibile.
Professore: Si è resa conto di cosa mi ha suggerito?
Dirigente: Era solo una battuta per stemperare la situazione.

Professore: Una battuta infelice! Lo ammetta. Meno male che con il prossimo anno scolastico sarete dotati di pieni poteri. Comincio a temere per l’incolumità di tanti insegnanti onesti che ancora vivono la sfida di starsene in classe piuttosto che inseguire la chimera di meritocrazie mafiose. Arrivederci!

giovedì 21 gennaio 2016

Per qualche tempo ho cercato di usare FB. Questo è accaduto dopo che un importante numero di 'amici' è sciamato da Blogger sul social più frequentato del mondo (almeno così sembra). Oggi cerco di fare ritorno. Preferisco la lentezza della scrittura e lo spazio per il pensiero alla disarmante velocità del postare compulsivo.
C'è un tempo per ogni cosa.

sabato 28 novembre 2015

Una prece




Sono qui, seduto
un frammento di Zibaldone
come breviario per l’esistere
preso una goccia al giorno
per rendermi immune
alla disperazione

Sono le prime parole
che butto giù, queste,
come se la malattia fosse
una minaccia ostinata

Ostinato è il ritmo
assurdo, il tambureggiare
del tempo che la morte
ci vuole imporre,
ma non devo credere
d’essere nato per questo.

venerdì 19 giugno 2015

Errori dell'Illuminismo?


Forse, l’errore più grave che molti vogliono imputare a questo complesso movimento fu quello di avere insegnato a pensare liberamente.
Certo, non tutto quanto l’Illuminismo ha prodotto e determinato è esente da critiche, ma dove il buono primeggia, perché non tornare a meditarci sopra?
Oggi è il problema della tolleranza a pesare. Siamo sopraffatti dall’intolleranza  al punto di armare schiere di ruspe per spianare tutto e tutti.
Prendo come esempio Lessing. Secondo il pensatore tedesco il valore di una persona non dipende solo ed esclusivamente dal fatto che le sue credenze siano  vere o meno, ma dall’entità degli sforzi che quella persona ha compiuto per raggiungere la verità (e non dobbiamo dimenticare l’assunto che esiste una gerarchia delle verità alla quale appellarsi).
Ecco una traccia interessante riguardo la posizione di Lessing:

‘Se Dio tenesse racchiusa nella sua mano destra ogni verità e nella sua mano sinistra, invece, stringesse soltanto la sempre desta tensione verso la verità – quand’anche questa fosse accompagnata dal corollario che io debba, perciò. Sempre e in eterno errare – e mi dicesse: “Scegli!”, allora io, con umiltà, gli afferrerei la mano sinistra esclamando: “Padre, dammi questa! La pura verità spetta comunque a te solo e soltanto!”

Siamo davanti all'errore del relativismo?
Non credo proprio. L’errore che si vuole imputare è quello del primato della coscienza e della conseguente libertà che ne viene generata. Errore per coloro che vogliono esercitare un controllo totale sulla vita degli altri. Ma leva per scalzare la superstizione del potere per chi ha imparato a mettere la ragione nelle relazioni che intrecciano quotidianità.