mercoledì 10 settembre 2014

Metacritica della quotidianità

Ridondanza. Il problema è quando non ci sei. Non è questione da poco. Non esserci corrisponde ad una condizione di totale appiattimento al punto che gli altri parlano e tu anche se ne sei sensorialmente convinto, senti ma non ascolti e intervenendo nel discorso, parli senza cognizione di causa. In Oriente definirebbero questo come la totale mancanza di consapevolezza. Per noi occidentali la questione è ancora più complessa, dato che manchiamo di umiltà spirituale, intellettuale e psichica. Quando accade questo si crea un effetto ridondanza insostenibile per chi s’accorge che la confusione sta catturando tutto e tutti. Senza essere cinici, è la condizione perenne dell’essere umano, quella dettata dalla colpa antecedente (dato che parlare di peccato d’origine risulta demodèe). Così accade che il rumore aumenta rendendo impossibile ogni forma di comunicazione.
        


mercoledì 3 settembre 2014

Igor Stravinsky: Concerto in re per archi (1946)







Un brano intenso e complesso. La perizia esecutiva non è mai troppa quando sonorità e ritmiche devono essere rese con estrema pulizia e precisione.

venerdì 11 luglio 2014

Il piacere di...

Il piacere di trasgredire le regole è assoluto quando le regole stesse puzzano di umano compromesso.

mercoledì 9 luglio 2014

NPNC

Ho fatto un giro sul mio blog e ho visto che sono rimasto inattivo, sul blog s'intende, fino dal 24 di aprile. Non so se essere rimasto lontano dal web mi possa aver fatto male: ci rifletterò sopra. Quello che so, perché l'ho appreso, è che in questo mondo non si può non comunicare. Solo chi comunica e mette in circolo delle idee è in grado di fare cultura. Oggi è quello che manca.

giovedì 24 aprile 2014

Metacritica della società 1

1.Mi chiedo quale significato ha il progetto di fondare una critica della società. E ancora: quale fine o scopo? Per essere teoreticamente onesti, dovrei cominciare il mio percorso evitando qualsiasi scopo. Gli scopi, nell'ambito del pensiero, chiudono alla libertà del pensare stesso. Ogni scopo, anche il più elevato e nobile, rappresenta sempre un vincolo al quale mi devo trattenere oppure che devo rispettare.


Sono già andato troppo oltre. Solo all'interno delle prime righe che ho scritto, l’intrigo dei concetti è complesso. Dunque? Se la difficoltà del lavoro razionale mette in gioco la sacrosanta pazienza che devo porre ogni volta che mi presto alla riflessione, sarebbe meglio smettessi subito. La ratio implica una serietà alla quale l’oggi ci ha ormai disabituati. Questo è il primo vero punto

venerdì 4 aprile 2014

Alfredo Casella: Concerto per Archi (1923)





Musica che rimane purtroppo sconosciuta dentro i confini della nostra nazione e, di conseguenza, poco eseguita. un esempio di come questo paese non sappia come pagare la cultura.

sabato 29 marzo 2014

Quando mi consegno al silenzio, accade questo...

"Il puro concetto, ossia l’infinità come abisso del nulla in cui sprofonda ogni essere, deve designare il dolore infinito, dolore che esisteva in precedenza storicamente […] come quel sentimento su cui riposa la religione [cristiana] dei tempi moderni, il sentimento “Dio stesso è morto”, quello stesso sentimento che era stato espresso per così dire solo empiricamente nelle parole di Pascal: “La natura è tale da indicare dovunque un dio perduto, tanto nell’uomo che fuori dell’uomo”, puramente come momento dell’idea suprema, ma anche niente più che un momento e così dare un’esistenza filosofica a ciò che era, per esempio, o precetto morale di sacrificare l’essere empirico, o il concetto dell’astrazione formale, e dunque alla filosofia l’idea della libertà assoluta e con ciò la Passione assoluta o il Venerdì Santo speculativo che fu già storico, e ripristinare quest’ultimo in tutta la verità e durezza della sua adeità, dalla quale durezza soltanto, poiché il carattere più gioioso, più superficiale e più singolare sia delle filosofie dogmatiche che delle religioni naturali non può non scomparire, la suprema totalità in tutta la sua serietà e dal suo abissale fondo può e deve risuscitare in modo onnicomprensivo e per la più gioiosa libertà della sua figura."

Georg Wilhelm Friedrich HEGEL, Fede e Sapere [1803], Conclusione.