giovedì 16 febbraio 2012

Quaerendo invenietis

L'Offerta Musicale di Bach rimane una delle composizioni più affascinanti ed enigmatiche. Con pazienza, si entra in un mondo sonoro ricco di simboli, rimandi, evocazioni, labirinti numerici e non. Un rompicapo, per chi ama la cabala musicale intessuta dal grande compositore quando ormai la sera lo strava conducendo al tramonto del suo tempo.
Tra i canoni dell'opera ce ne è uno, a due voci, oscuro all'inverosimile eppure così limpido nella sua cristallina semplicità. Uno che richiama all'impossibile della ricerca. Da questo, sottotilolato da Bach stesso Quarendo invenietis (cercando troverai) sono partito, per dove, chissà? L'importante è aver ascoltato il lamento dell'abbandono.



Quaerendo invenietis

Sento di non farcela più in questa broda
primordiale di aule e corridoi, affanni, stantio
e sudore rancido d’adolescenza umorale e accesa:
ecco perché, forse, nella pausa che segna il tempo,
oggi solo poche parole e scritte a matita,
consegnate all’impermanenza del foglio di minuta
o immortale amata. Poi che dire per quest’insolito
se non farfugliate scuse, dato il crudo fatto
che anche tu ti perdi nel groviglio di note, quello stesso
subisso che assedia il mio rigo esistenziale.
Cosa mai potrò pensare di più grande? Magari
l’amore che ci soccorre, quello che le giornate
sporcano di tribolate incomprensioni:
così calano le voci nell’intonare il canto ultimo,
quello che ritma l’occasione nel vago attendere.