domenica 12 giugno 2011

ex silentio (materiali poetici)

Silete venti, nolite murmurare frondes,
quia anima mea dulcedine requiescit.

Vincent van Gogh - Il vento (immagine dal web)

Con estrema timidezza mi accingo a pubblicare parte del materiale poetico che sono andato componendo negli ultimi anni. Un duro lavoro, dato che la letteratura rimane sempre una faccenda estremamente seria. Con la dimensione del pensiero occorre mantenere sempre un rapporto di estrema lucidità. La stessa attenzione rimane necessaria poichè sentimenti, passioni, emozioni, sensazioni rispondono ad una misteriosa alchimia verso la quale occorre mantenere un doveroso rispetto per aprire alla possibilità della conoscenza.
Mi piace l'idea di chiamare quanto ho scritto in versi " materiale poetico " piuttosto che poesie. Il sostantivo materiale da l'idea din un qualcosa di grezzo, magmatico, sul quale poter tornare a lavorare, a freddo, anche a distanza di anni. Cio che è materia possiede tutta la pesantezza del vissuto e del quotidiano, profuma di carne, strozza come le viscere. Esprime il senso della costante e continua ricerca di un registro espressivo. Da l'idea di un costante cammino nel tenativo di decifrare un linguaggio. Sottolinea la magia del fare, l'opera in assoluto.

La mia avventura ebbe inizio nel lontano 1992, quando, nella più totale dell'inconsapevolezza, diedi alle stampe la mia prima silloge intitolata " Sensi del tempo " (Book Editore - Castelmaggiore Bologna). Fu una soddisfazione unica, nel suo genere, dato che vidi la mia prima pubblicazione esposta al Salone del  libro di Torino. Prima di questo avvenimento epocale, per la mia vita, collezionai esperienze eterogenee comunque soddisfacenti: premi, segnalazioni, collaborazioni con articoli di critica...tutto ha avuto un peso, notevole.
Oggi è diverso. Quando scrivo, che siano versi o prosa, sento la forte responsabilità di quello che sto facendo. Poi, non mi preoccupo di esser letto, questo avverrà (se avverrà)...quanto mi tocca e giustifica è la necessità di esprimermi rispettando quel profondo che risuona dentro di me cerando negli altri risonanza alle mie vibrazioni.
In ogni caso, anche ora, mentre scrivo, sento il dovere di ammettere che sono sempre in ricerca...


            (sulla strada di Montereggio)

Nel silenzioso pioppeto scorre a scuotere
una sottile bava di vento le verdi
allungate chiome contro il turchino puntate:
lontano, oscure nubi ancora minacciano

lasciando borbottare ormai flebili tuoni
tra deboli repentine vampate di luce.
Nel mentre, tra gl’improvvisi squarci,
algidi monti serrano l’afoso orizzonte.

Fruscii, sparuti richiami tra l’umidore
odoroso dei campi di meliga turbano la stanca
quiete che avvolge questo pigro mattino
da vapori di rugiada intriso, così lungo

come calda e lunga sarà la giornata
che, immerso nella sonnolenta penombra d’un orto,
m’appresto a trascorrere: assorto nei miei
diuturni pensieri, invoco l’eternità.