martedì 14 giugno 2011

lunedì 13 giugno, gira il vento




Erano circa le due di ieri, quando ho accompagnato mia moglie ai seggi. Io, c'ero stato qualche ora prima scoprendo, con stupore, che i dati davano il quorum raggiunto già in parecchie delle sezioni elettorali del mio comune.
Erano circa le due. Lei scende armata della sua brava tessera elettorale convinta del da farsi poichè ha compreso che il voto è una cosa seria, un impegno morale e civile, un fatto di cultura democratica.
Me ne rimango in auto, fermo dove l'aspetto quando esce da scuola dopo il lavoro tra i banchi. Mentre scartabello i libri che sono solito portarmi appresso, accendo la radio, cosa rara, dato che seguo solo Rai 3 ed in prevalenza al pomeriggio, quando - mi si perdoni - si parla di libri ( di nuovo) e si cerca di fare della buona cultura (ancora questa). Il dibattito sul possibile raggiungimento del quorum è già acceso.
Interventi, impressioni, parole, poi, tra un'intervista e l'altra ecco lo stacco musicale...O Bella ciao! Il canto dei partigiani, quello che li accomuna tutti: rossi, azzurri, badogliani...Valsesia sarebbe stato chiedere troppo?

Il ricordo scorre a mio nonno paterno, quel nonno di nome Giuseppe, ma da tutti conosciuto come Pinèla, il necessario soprannome per distinguerlo dagli altri Caccia Giuseppe di Romentino tutti più o meno suoi coetanei ( Pinìn, Pinòn, Pinòt, Pinàsc e Pinèla,  quasi una declinazione di un nome proprio di persona). Lui appartenne al CLN. Il suo sangue partigiano scorre nelle mie vene e scorre forte. La sua coscienza, come ha potuto, me l'ha trasmessa nell'economia di lunghe chiacchierate, momenti che diventavano autentiche lezioni di vita attraverso l'esercizio della memoria, la pratica della buona letteratura dato che di libri, lui,  ne lesse tanti pur avendo frequentatto la sesta elementare (un lusso per un ragazzo nato nel 1900) e la scuola di disegno per corrispondenza.
Suoi furono i racconti partigiani che ascoltai per primi. Sue le occasioni che mi regalò, quando tredicenne lo accompagnai ad un raduno di reduci della divisione Sforzesca (decimata in Russia) e partigiani della Brigata Garibaldi " Valsesia ", quella di Eraldo Gastone Ciro, e Cino Moscatelli, quella delle Repubbliche della Valsesia e dell'Ossola. Fu un'esperienza unica. Come fosse accaduto ieri. Quei racconti, quell'umanità, quei morti, quelle lacrime, gli abbracci...
Da quel giorno, sempre grazie a lui, il nonno Pinèla, scoprii Fenoglio, il Calvino de Il sentiero dei nidi di ragno, Rigoni Stern, Primo Levi ed un mondo nuovo, forte ed impegnato, si schiuse alla mia immaginazione.
Mio nonno e quegli uomini, sicuramente non combatterono e morirono, tanti, per questa insulsa repubblica delle banane governata da una pletora di farabutti.
Mio nonno e quegli uomini credevano nella possibilità di un'autentica rivoluzione civile, politica e culturale al punto che, lui stesso e gli altri, arrivarono a porre fiducia nella possibilità di un compromesso storico. Erano anni diversi, certo, anche se qualcuno, di nome Aldo Moro, poi tolto di mezzo dalle solite schifezze di potere, arrivò a tracciare un'istogramma duro della nostra italietta malata. Ebbe ragione: il problema dell'italia, e degli italiani, è un problema di carattere culurale. Ecco lo sfacelo di oggi quando la pseudo cultura del trash ci sommerge di letame televisivo e dell'informazione. Quando la scuola di stato crolla assieme alla sanità, quando si vuole privatizzare tutto, magari fino ai cessi pubblici, anche se sono stati da anni debellati, data la scomparsa di vespasiani e maleodoranti affini.

Bella ciao! Lo dico a mia moglie quando sale in auto e mi trova sospeso nei ricordi. Ha votato, convinta, i suoi quattro si.
 
Questo il mio 13 giugno!