domenica 19 giugno 2011

Era mezzogiorno

Alassio


Era mezzogiorno. Le campane si erano già distese nei rintocchi festivi. Inseguendo i soliti fantasmi, mi sono lasciato condurre dall'ispirazione (non è una fantasia!).
Da qualche giorno accarezzavo l'idea di mettermi a spulciare qualche verso di Montale. Proprio non so perché! Sarà che amo la Liguria e che, quest'anno, ci tornerò per qualche giorno sperando di potermi spingere fino a Monterosso.
Sono sceso nello studio, nella penombra della biblioteca. Ho sfilato il volume de "Le occasioni" e ho rubato qualche spiccio verso.
Un attimo. Presa la carta per le minute. Trovata la penna, ho fermato queste parole. Versi liberi. Non per negligenza metrica, dato che settenari ed endecasillabi mi vengono abbastanza bene.
                              

                              Cosa fanno i poeti?
                              Tacciono l’ira della fine,
singhiozzano versi notturni,
fremono per le occorrenze
che muoiono nelle congiunture.

“Sono tra loro?” mi chiedo.
Non bastano più quattro chiacchiere
sul “come sarebbe”, i “se” si offuscano.
Le mie ragioni non sono oggettive,
troppo crapule ostinate
sono le disgraziate discolpe
al disimpegno meno caro.
Eppure il “si dice” non mi conforta,
non promette ne dona mezzana letizia.

Segno il ritmo, adesso: il sole alto,
dopo le burrasche, prosciuga le pozzanghere
che trivellano la strada, carezza le rose intristite
dal freddo: finalmente, oggi, infagottati i cenci,
                              posso, con fiducia, riprendere l’avanzare.