venerdì 3 giugno 2011

Non sappiamo più raccontare

immagine dal web
Sono giunto alla fine di un altro anno d'insegnamento e la routine burocratica degli scrutini mi tocca. Ormai sono settimane che mi sento stanco e che desidero solo che tutta la commedia scolastica giunga a termine.
Povera scuola! Solo carte, ieri, oggi computer e grandi progetti on line. Chissà perchè uno scrutinio con pagelle scritte a mano e pochi fronzoli dura mezz'ora mentre con l'avvento della tecnologia i tempi si trasformano in un esodo penoso dove tutto comincia a non funzionare: computer che collassano, stampanti che s'inceppano, programmi che s'incartano, docenti che letteralmente fondono davanti ai monitor oppure che si smarriscono dietro questioni che coll'insegnamento non centrano un bel niente, anzi...

Numeri. Numeri e solamente numeri. Conti che devono quadrare, statistiche necessariamente sempre a favore e previsioni d'ogni genere. Strategie di mercato Prove Invalsi e non solo. Dov'è finito il bambino, l'essere umano? Dove, dietro un ragazzo delle medie, una giovane vita che abbisogna dell'aiuto necessario per crescere e discernere gli intricati inganni della nostra società liquida?

Rammento, a proposito, le parole del relatore ed un corso di aggiornamento, un sacerdote d'assalto, per anni mio collega ed insegnante di lettere, immerso nell'altrui sofferenza come pochi sanno fare, disilluso quanto basta, pioniere in ogni senso perchè eternamente in missione.  "Dovete raccontarvi!", esortò concludendo la sua lezione magistrale.

Aveva ed ha ragione. Il rapporto alunno/docente si fonda su un percorso narrativo dove la trama del soggetto deve essere la vita. Bellissimo: e se noi, come insegnanti ed esseri umani prima, persone, non abbiamo vissuto, cioè immagazzinato quelle esperienze che fondano l'indispensabile bagaglio della memoria?
La nostra cultura occidentale respira attraverso due polmoni: il sapere greco/latino e quello ebraico. Atene e Gerusalemme.  La ricerca filosofica dell'aurora speculativa, quella che Giorgio Colli definisce sapienza, le grandi elaborazioni-negazioni operate da Platone ed Aristotele, la civiltà che ha dato inizio alla storiografia. 
Il popolo del Dio unico, nomade, viandante e servo sofferente, i depositari di un sapere sconvolgente, i custodi della memoria prima aurale poi scritta, quando la crisi incombe ed occorre fermare su pergamena e papiro la tradizione prima che sopraggiungano i sempre temuti tartari.

La mia stessa origine culturale si fonda sulla narrazione: ho avuto due nonni narratori, grandi cantori di storie, due autentici rapsodi della pianura novarese ecco perchè, quando sono particolarmente ispirato concedo il meglio di me al daimon del raccontare e scopro che insegnare diventa un magico fare, produrre, seminare nell'altro quanto qualcuno ha prima seminato in me.

Cosa ha da spartire tutto questo con la mercificazione assurda degli scrutini, con atti dovuti?
Nulla, se non per il fatto che di ragazzi stiamo parlando e che, anche quelli più carogne e lavativi, meritano quelle attenzioni didattiche e disciplinari che la scuola informatizzata ed asettica non riesce più a fornire. Didattica e disciplina/rispetto formano, quando equilibrate nel rispetto dell'individuo che si sta sviluppando davanti ai nostri occhi.

Voglio concludere con due citazioni. Una implicita, depositata nella mia memoria ed una esplicita.
Recita un detto tratto dalla sapienza rabbinica che il mondo finirà quando i bambini avranno smesso di sognare ed immaginare, quando avranno smarrito il guizzo della fantasia.

Gianni Rodari racconta
Gianni Rodari, da " La freccia azzurra ": "Io credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo."

La memoria passa attraverso la narrazione e la narrazione è quell'incanto che rompe il cerchio temporale per immetterci in quel presente che profuma di consapevolezza...non senza fatica e scrutini a parte.