martedì 14 giugno 2011

Provenza

 
una porta sul cuore

  Io (pensoso poeta?), solo, immerso
  nella calura d’un fragrante meriggio,
  celato tra le vaghe fuggevoli ombre
  di resinosi alti pini, osservo
  del mare l’insistente intenso azzurro
  spezzettato in mille tremuli riflessi.
  Seguo le salmastre tediose onde
  risaccare sul bagnasciuga di lisci ciottoli
  dal perenne tramestio di millenarie acque
  sagacemente levigati e corrosi.
  Chissà le antiche storie che le mute
   rubre rocce conoscono: oggigiorno
   testimoni sono di furtivi amori
   subitamente trangugiati nella cieca
   follia dell’illusorio abbandono.
   Per me, da quel maniaco pigro dell’ozio
   che sono, di gran lunga prediligo
    le estenuanti pomeridiane letture
    amando delle riarse spiagge (nella molle
    caligine che dai seni frustata ascende
    da spumeggianti spruzzi) la spicciola
    poesia dei molluschi, magari modulata
    su discreti minori toni ed il dolente
    infinito canto dei minuscoli granchi
    dai bambini  abbandonati prigioni
    in pozzanghere lasciate dalla trascorsa marea.

    Cap Esterel