giovedì 16 giugno 2011

...a coloro che non s'adeguano...


Perchè rivoltarsi se in sè non si ha nulla di permanente da preservare?
Albert Camus, L'uomo in rivolta



Albert Camus

Ho sempre amato Albert Camus. Prima l'ho amato come scrittore quando, al liceo, incontrai il suo Lo straniero,  un romanzo che ho letto e riletto.
Poi ho scoperto le sue opere filosofiche. Una folgorazione. L'uomo in rivolta ha accompagnato la mia maturazione umana ed intellettuale. Ci sono libri che fanno la storia di generazioni segnandole nella carne. Un po' quello che accadde quando Goethe diede alle stampe I dolori del giovane Werther ed una schiera di giovani visse il baratro del suicidio.
Camus e Sartre: due autori irrinunciabili. Due che ruppero pur rimanendo legati da una relazione, come proclamò Sartre nella singolare orazione funebre che dedicò all'amico scomparso:

Ci eravamo guastati, lui ed io: una controversia è cosa da poco - non avremmo più dovuto rivederci - è solo un'altra maniera di vivere insieme senza perdersi di vista in questo piccolo mondo stretto che ci è stato dato. Ciò non m'impediva di pensare a lui, di avere il suo sguardo sulla pagina del libro, sul giornale che leggevo e di domandarmi: "Che cosa ne pensa? Che cosa ne pensa in questo  momento"

Le parole che ho scelto denunciano l'imperativo che sostiene la necessità di mai cedere, quando qualcuno tenta di manipolare la tua identità culturale annullandola nel qualunquismo dell'approssimazione e della superficialità.
Quello che dentro permane può solo essere frutto di lavoro, su sè stessi, e di incredibile passione: un'estasi controllata.