sabato 18 giugno 2011

Un temporale

Piove a dirotto, fuori. Mentre penso al capovolgimento del mondo trascinato dall'acquazzone, rammento versi non miei. L'attimo consiste anche in questo: imseguire la musica di altri nel reboante frastuono, imparando il segreto delle modulazioni interiori da chi prima ha percorso il sentiero lasciando i suoi versi come segnavia al cammino.
Un aereo fischia nelle nuvole elettriche, nere di tempesta...quelle ali indomite e fragili...
deboli, sanno raccontare il senso del partire.
 
 
Traducendo Brecht
 
Un grande temporale
per tutto il pomeriggio si è attorcigliato
sui tetti prima di rompere in lampi, acqua.
Fissavo versi di cemento e di vetro
dov'erano grida e piaghe murate e membra
anche di me, cui sopravvivo. Con cautela, guardando
ora i tegoli battagliati ora la pagina secca,
ascoltavo morire
la parola d'un poeta o mutarsi
in altra, non per noi più, voce. Gli oppressi
sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l'odio è cortese, io stesso
credo di non sapere più di chi è la colpa.
 
Scrivi mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.
 
Franco Fortini