lunedì 30 maggio 2011

...un pomeriggio, Varallo ed alcuni ricordi...

Varallo Sesia
Capita, di domenica, non saper cosa fare. La voglia sarebbe quella di rimanersene in casa ad oziare passando da un’occupazione all’altra oppure a fare niente, cosa che negli ultimi mesi ho apprezzato sperimentando la dolcezza del lasciarsi andare, del dare tempo al tempo.
Oggi è lo stesso copione. Gli impegni della mattina, il rientro a casa dopo le solite quattro pettegolezzi fatti al bar in piazza davanti ad un cappuccino fumante. La sorpresa di rientrare e trovare tutti già svegli. La bella domenica!
Poi la decisione. Improvvisa, dopo pranzo e a seguito, per me, di alcuni bicchieri di gewurtztraminer bello gelato seguiti dalle immancabili lacrime di grappa come ammazza caffè.
“Dove andiamo?” chiedo a mia moglie ancora seduto a tavola. Una domanda sofferta dato che il separarmi dalla prospettiva di andare a rifugiarmi nel mio studio stava sfumando e per mia stessa iniziativa.
“Non so! Vorrei tornare al Boden. Sono anni che non ci andiamo”, propone.  Si, sono anni e l’ultima volta che vi siamo saliti abbiamo trovato il santuario chiuso: una delusione anche se è un luogo dove è estremamente difficile trovare qualcosa di nuovo oltre il silenzio e la pace cullati dalla leggera brezza che spesso spira lungo la valle dell’Ossola prima di diramarsi tra lago Maggiore e lago d’Orta. Il paesaggio ci ha consolati. 
L’idea sarebbe il Boden invece, dopo la routine del gasolio, puntiamo la rotta verso la Valsesia, Scopa, la casa di famiglia, quella dove abbiamo trascorso attimi felici, luogo di ricordi ed impressioni forti. E’ un anno che non vi facciamo ritorno.
Percorriamo il tratto di autostrada necessario per uscire a Romagnano Sesia. La pianura con la sua estensione cattura le mie impressioni mentre parlo con Giovanna. La preoccupazione di oggi sono i turbamenti di nostro figlio, le sue paure, le sue difficoltà. Da ieri sere è in crisi per un litigio con la ragazza. Inoltre, con gli amici d’infanzia ha rotto ogni legame quando questi sono caduti nel vizio estremo delle “canne”. 
Campi. Filari di pioppi. Lontano i monti con il  loro profilo. Riconosco il Monbarone, il Monte Bo di Valsesia, il Corno Bianco. Cime che ho asceso, qualche chilo fa anche se il richiamo di quelle altitudini è forte. Forte come la voglia di scrivere. Forte come il desiderio d’imprimere una sterzata definitiva alla vita ed alla quotidianità, di conseguenza.. 

Paesi che sfrecciano e verde, tanto verde. Il verde selvaggio della Valsesia. Il verde dei larici che ammantano la Val Vogna.

Parete gaudenziana Chiesa delle Grazie Varallo Sesia
Varallo Sesia merita sempre una visita. Il piccolo centro storico è ricco di case antiche, palazzi, piccole piazze e prospettive attraverso le quali è facile scorgere la sommità del Sacro Monte.Varallo e Gaudenzio Ferrari. Il suo ingegno. Non abbiamo tempo, altrimenti una visita alla parete gaudenziana presso la Chiesa delle Grazie è di dovere. Un miracolo dipinto, un gigantesco affresco. Il giusto preludio ad ogni visita al Sacro Monte, super parietem, come veniva definito il complesso monumentale oggi patrimonio dell’Unesco.
Giovanni Testori

Varallo e Giovanni Testori scopritore dell’arte valsesiana, esegeta del Tanzio. Non poteva mancare l’essenziale aggancio letterario dato che, per me, ogni viaggio è letteratura, compreso lo spostamento più insignificante. Memoria, immagini, poesia, emozioni. Di Testori ho letto per la maggior parte gli scritti dedicati alla storia dell’arte. Rammento la gioia di avere avuto tra le mani la rarissima prima edizione dell’opera dedicata a Gaudenzio ed al Sacro Monte intitolata “Il Gran Teatro Montano”. Più che un saggio un miracolo di critica appassionata. La riscoperta di un artista poliedrico quale fu il Ferrari forse vicino ai circoli leonardeschi di Milano dove lavorò nella bottega di Stefano Scotto. Solo successivamente sono passato a scoprire il Testori poeta, quello dei Trionfi, di Ossa mea. Il Testori narratore è stata una tardiva esperienza. Non mi sono dispiaciuti i racconti de “Il ponte della Ghisolfa”, raccolta scritta con quella bella prosa lombarda.


           Ci concediamo un buon aperitivo seduti all’interno del Caffè Roma, sul corso principale, un bel viale alberato memoria di un passato turistico che ha animato questa cittadina agli inizi del novecento. Le ville che arricchiscono il corso ne sono una viva testimonianza, oggi restituite al loro splendore da accorti restauri. Varallo è pareticolarmente viva, in questo pomeriggio di fine maggio.
Davanti ad un prosecco ed un crodino, con qualche tartina da gustare, chiacchieriamo anche se Giovanna denuncia un malessere che la incupisce.
Quattro chiacchiere e quattro passi. La piazza Vittorio Emanuele II con la Collegiata di san Gaudenzio abbarbicata alla roccia. Siamo attirati da alcuni gazebo sotto ai quali si vendono prodotti del territorio. La gola richiama: sempre! Qualche doveroso assaggio: salami di cinghiale, cervo, un fidighìn alla novarese eccezionale. Manca un sorso di vino, un buon rosso dei colli novaresi: tutto non si può pretendere. Poi l'acquisto: una profumatissima toma del Mottarone, un salimino di cervo.

Quattro passi e ricordi che affiorano. Varallo è bella nella sua discrezione provinciale così adagiata tra i monti. Forse torneremo a vederla quest’estate.