sabato 18 febbraio 2012

Il dono di saper abbreviare

Umberto Saba, per me, rimane legato a pochi nitidi ricordi: alcuni scolastici, come le poesie studiate e messe a memoria, ed un romanzo letto ormai da studente universitario, il tanto controverso e delicato "Ernesto".
Oggi torno a quest'autore dopo anni di oblio, come capita per tanti, sopratutto quelli irrimediabilmente catturati dalle antologie ed ingessati dalla palinodia letteraria ufficiale, la stessa che tende ad erigere monumenti ed epitaffi (purtroppo), dopo aver rivisto, revisionato, cassato... Sic transit gloria mundi!
Umberto Saba (foto da Wikipedia)
La letteratura è ben altro, grazie al Cielo e grazie ai maestri, quelli che non si limitano a far da ripetitori asettici ed impersonali con informatica freddezza.
Tornando a Saba. Per caso ho acquistato "Scorciatoie e raccontini". Cosa dire a metà della lettura? Un grande poeta, mettendo da parte il personalismo riduttivo della chiacchiera, così come un eccellente prosatore, nonostante la brevità dei testi. Folgorante e lucido! Immediato ed elegante. Mai banale. Una  citazione sola come esempio.
"Non so più dire senza abbreviare; e non potevo abbreviare altrimenti."
Folgorante, appunto, quanto un aforisma di Nietzsche, da Saba letto ed amato e, perchè no, capito meglio di quanti vivono la presunzione di averlo studiato, magari nell'originale tedesco prima di distruggerlo e ricostruirlo. Ciance a parte.
Abbreviare. Il dono della sintesi. Quello che manca a troppi, spesso a chi insegna e, di conseguenza, a chi apprende senza comprendere perchè subissato sotto un ammasso di nozioni. La sintesi è tutto, ripeto.
Abbreviazione, semplicità. Perchè no? Sguardo analitico, quello che ti permette di cogliere la vita nell'attimo per scoprire tutto il bello dell'esistere anche laddove i più trovano solo ciarpame.

Una considerazione personale, prima di concludere e per riflettere.
Non si deve mai smettere di imparare dai maestri, sopratutto quando sanno raccontare (narrare) la meraviglia dell'esistere rinunciando agli ambagi di un'ampollosa retorica istituzionale.
Chi è un maestro, poi?
Una persona che, talvolta, senza nemmeno saperlo, lascia una traccia nella nostra vita. Basta poco, dunque?
Credo proprio di si! La consapevolezza degli incontri fondamentali è legata ad occasioni fugaci.
Forse questo libro non l'ho per niente acquistato per caso!