![]() |
| Cristo entra a Bruxelles nel 1889 - James Ensor |
Cristo entra nelle nostre
città. Ancora una volta. Non è una scena che si ripete: è quell’unica entrata e
io/noi siamo chiamati a viverla a Gerusalemme.
Ma chi trova ad
osannarlo?
La sua gente, i cristiani?
I suoi ministri? Certo, proprio noi, invitati a predicare il Regno dei Cieli
anche ora, in tempore belli. Soprattutto ora, mentre il mondo è in
fiamme e ancora si pensa se sia meglio celebrare secondo il rito antico oppure
no, o presuntuosamente disporre l’indisponibilità della misericordia di Dio.
Chi ritrova Cristo
entrando in città? Incontra indifferenza e apatia quando non disprezzo e
opposizione. Questo è un mondo che sta sterzando verso un'areligiosità
radicale e sempre più disumanizzante.
Ma guardiamoci, noi
cristiani! Contiamoci, anche oggi! Ricominciando da oggi, sulla soglia dischiusa
della Settimana santa. Magari qualcuno in più è presente, s’è ricordato. L’ulivo
da prendere. Già, è la domenica delle palme! Purtroppo per noi, così abitudinari
nell’osservanza dei riti e della loro ripetizione, sempre accorta e rubricata –
guai a sbagliare! – dovremmo comprendere che l’abitudine dis-crea soffocando ogni
apertura sul possibile e che solo la speranza accoglie e ospita la creazione
continua, l’incarnazione profonda che diviene con ritmo cristico.
L’evangelo di oggi, il
racconto del passio secondo Matteo, è un tumulto di situazioni, un
accavallarsi di avvenimenti. L’evento irrompe nel caos, non dobbiamo
dimenticarlo. È l’evento che chiude con l’origine consegnandoci al Mistero nel Mistero.
Gesù viene venduto,
tradito, consegnato, torturato, condannato, umiliato. La folla insulta,
calpesta, sputa, deride e giudica. Sì giudica perché giudicare prende, unisce
nella divisione, acceca affogandoci in una sete di ingiustizia che ebbri di
violenza commerciamo come giustizia. Eppure, anche nello strazio il denaro circola
di mano in mano, il prezzo del sangue che ingrassa i potenti ingravidando le
loro malsane pretese di dominio incontrastato, spacciato come una rinata
religione globalizzata.
Nessuno, in questo
marasma di passioni, emozioni e pensieri negativi, ti comprende, Signore.
Nessuno scorge che tutto questo odio e questa divisione conducono alla morte. Non
vogliamo vedere che la lacerazione di ogni rapporto precipita nel Tartaro della
disperazione.
Malgrado questo, Tu entri con il volto illuminato da un amore infinito, sperante, che trasfigura il mondo nel Regno dei Cieli.
Perché un'omelia così diretta? Provo a spiegare le ragioni di questa decisione pastorale.
L'entrata di Gesù, oggi, la vedo come immaginata da Ensor nel dipinto Cristo entra a Gerusalemme nel 1889. Una folla in tumulto. Una moltitudine composita, variopinta, vociante. Un'improbabile e oscena carnevalata che turbina attorno ad un Gesù benedicente malgrado tutto (Dio fa piovere sui giusti e sugli ingiusti). Un caos di indifferenza e identificazione. Quello che ho pensato per l'omelia mi è venuto nel silenzio della meditazione, prima delle lodi, quando ancora il mondo era avvolto dalle tenebre e mi sono seduto alla ricerca del silenzio spirituale, dentro, nel profondo del cuore. So che sono andato a toccare la quieta disperazione dei fedeli che ancora sentono il richiamo della messa domenicale. Ma la predicazione è una questione seria. Un sacramento, come qualche teologo pensa e crede. Per quanto mi riguarda è una responsabilità, non un privilegio. Salire all'ambone, o pulpito come ancora si dice, non è il semplice esercizio di un ruolo.
![]() |
| Crocifissione - Enrico Magistris |
Non so se sono riuscito a rendere l'idea della situazione che mi ha condotto a stendere un'omelia con questa particolare intonazione. Penso che il parlare con parresia sia l'unico sentiero da percorrere oggi, quando attorno tutto sembra decadere nel nonsenso di un fondamentalismo religioso che altro non porterà che danni e sofferenza ad un'umanità sempre più lacerata.


Nessun commento:
Posta un commento