Non mi voglio ripetere. Assolutamente. Ma il mio tornare alla poesia è ciclico ed ha un suo ritmo, un suo pulsare. Affermare che la poesia è vita è un azzardo, è una scommessa che espone, ma il gioco vale la posta messa sul piatto. Pascal ha ragione (ma lui era un solitaire). Non vado oltre, anche perché il sentiero della vita conduce alla radura della verità (giusto per ricordare Goethe, e non a caso). Ecco i versi composti tra ieri ed oggi. Lo devo ammettere, prima che qualcuno s'addentri nella lettura, che l'ispirazione mi è sopraggiunta leggendo alcune poesia di Ol'ga Sedakova (di suo sto leggendo 'Apologia della ragione'). La scelta di Chagall non è per nulla casuale.
Cosa
dice la pioggia col suo canto
Sommesso
d’acque che scorrono chiare
Come
un tremore che docile scuote
Germogli
teneri d’essere?
Cosa
dice il freddo di maggio 5
La
Pasqua trascorsa col tempo di rose
I
pensieri che trafiggono il fianco
E
invocano alla Ricerca[1] nell’oggi[2]?
La
tensione dell’attesa ci spezza
E
nei tuoi occhi di cielo sento questo 10
Come
amore che s’intreccia in momenti
Che
s’intessono in cammini nel mondo.
[1]
Con la ‘r’ maiuscola perché la Ricerca così intesa non è altro che l’anelito
all’incontro con il Cercato (Cristo).
[2]
Ebrei 3, 13. ‘Oggi,’ così come scritto
da Paolo, lo leggo come un chiaro invito a cogliere il momento opportuno, il
tempo maturo, kairos. Questo può accadere solo se si impara la dura via
della vigilanza (consapevolezza) nella dispersione caotica della quotidianità.
