sabato 8 ottobre 2011

Rifugio

Trovo dimora, finito il mio volo,
nell’intrico dei rami, quel riposo
cercato, quel nascondermi per ghermire
la nudità della luce senza offendere
il pudore della notte.

Dal riparo scruto, sentinella accorta,
ogni guizzo frusciare o schiocco improvviso
nell’attesa del mattino, quando la veglia
paga il sonno ai primi baleni
rifratti dalle fronde.

Mani al cielo, quelle cime, implorazione
vacillante nell‘inclemenza:
aggrappato all’impermanenza della geometria
attendo avido i frutti del tempo propizio
per abitare impavido l’occasione.


Galliate, 15 giugno 2011

Riconoscimento

Ho esitato parecchio prima di mettermi a scrivere questo post. Parecchio è un eufemismo! Qualche settimana, dall'ultima comparsa (toccata e fuga) e mese dal  concorso nel quale mi sono classificato secondo con il componimento poetico che farò seguire a queste parole. Se ho ritrovato l'entusiamso di scrivere lo devo a molti dei miei fedeli lettori e critici, certo, dato che di tanti apprezzo la schiettezza degli interventi sui rispettivi blog nonchè le singole capacità. La scrittura è una faccenda seria! Comunque. Quanto leggerete sotto è parte del testo della mail che ho ricevuto il 23 agosto scorso.
L'editore Lietocolle da anni si dedica alla pubblicazione di opere poetiche. Da quanto ho potuto conoscere, si tratta di un lavoro accorto e professionale, diverso da quello che troppi editori a pagamento propongono illudendo i clienti in ogni senso. Se l'arte è Arte, non necessita di troppi puntelli finanziari.
Un grazie a chi mi ha sempre letto!
A Presto.

Gentile Massimo,

è con grande piacere che ti informo che la tua poesia "Rifugio" si è classificata al secondo posto. Premio: la pubblicazione gratuita - nell’anno 2012 - di una raccolta di 10 testi max 28 versi cad. – valutata dall’editore LietoColle, nella collana Solodieci.
Rinnovando i complimenti, resto in attesa di ricevere una tua proposta inedita per realizzare la pubblicazione di cui al premio che ti spetta.


venerdì 9 settembre 2011

...et in arcadia ego...


Scampando alle meccaniche del mondo
- i denti dell’ordigno fanno scempio
di me se non m’accorgo dell’imbroglio –
lo scoglio della doverosa tregua
per spaccare l’ apnea dei turbamenti,
offre occorrenza per trafugare
ai tuoi occhi  la scorsa dell’intesa.

Cos’è l’autentica vita? Smarrita
orma sull’infattibile, discorso
interrotto, frammentato sentiero.

“Dove?”Mi chiedi ansando.
“Oltre!” Rispondo stanco. Quali segni
siglano confine all’altrove, scritti
da un dio distratto che scombina le carte
del solitario quotidiano gioco.

Raccolgo la contesa, spero, alto
sulla bufera di voci sconvolte,
le tue piccole mani che carezzano
erica di passione nel silenzio
che tritura ogni aspra ipocrisia.
“Dove?” Ancora domanda appesa:
laddove l’inquietudine combina
ogni possibile aritmetica interiore.

sabato 3 settembre 2011

Non sono scomparso!

Sarà stata colpa dell'estate, questa interruzione. Non sono scomparso anzi, riprendo con entusiasmo le mie pubblicazioni sul blog dopo qualche settimana di silenzio e riflessione.
Confido nei miei lettori fedeli come  e quanto loro potranno confidare  nelle mie letture e visite.
 A presto!

sabato 23 luglio 2011

Partire (sempre)

La pianura dalla Ponzana (frazione di Casalino - NO)


Accade, certi giorni, che la vita
s’avvelena e non sai come scovarne
la causa. Scopro la fiacca di lettere
stantie, anche perché il mio trovare
costringe nel volo dell’ inquietudine.

Ho solo voglia d’andarmene via,
ora. Qui, ormai, tutto è guasto di fiele,
l’umano limite morto d’inedia.
Allora, fosco d’entusiasmo
t’affanni organizzando e scopri che,
quando prepari tutto e tutto è pronto,
l’idea del viaggio spossa prim’ancora
di gettarti alle spalle mesi stracchi
di dura insonnia e preoccupazioni.
L’amaro gusto del tagliare sciape
consuetudini getta fuori
tanto che senti la nudità cruda
e scruti l’essere pulsare forte
nell’apertura della quieta vita.

L’ispirazione, mosto ribollente,
trascina nella schiuma dello scrivere
ovunque. Fitti intrecci di versi,
trame schizzate nottetempo
su grigia polvere rendono anima
al gusto del partire.

martedì 19 luglio 2011

Grammatica interiore

Metto in rete la mia ultima "fatica" poetica (e tale la devo considerare). Qui si susseguono giorni di pioggia e freddo al punto che sembra d'essere già in autunno tanto che la sera si accendono stufe e camini per stemperare la morsa dell'umidità. Certo, già in autunno, anche se mancano i colori che rendono unica la valle Vigezzo in ottobre. 
Mi sono messo a scrivere trasportato dall'onda della riflessione e del vissuto, cercando di decifrare questa grammatica interiore in una lingua in grado di comunicare. Spero di essere riuscito nel compito.


Parlo la lingua oscura di passioni
Nere d’inchiostro. Biascico parole
Smerciandole composte in versi senza
Troppo curarmi di coloro, tanti,
che non desiderano liquidare
il balzello esecrabile del mondo.
Per me, lo pago ogni fredda mattina
Nel passeggio col cane, tra il silenzio
Di mura, soglie e finestre che tacciono
La marea della disperazione.
Quale grammatica implora d’usare
L’io inetto e maldestro per cospirare
La morte di dio?

Perché, domando, il mio poetare
(sgraziato verbo per dire il mistero
Delle mani sporche d’eterno)
S’ostina lungo strade irte d’insidia?
Altri poeti cantano del sole,
dell’intenso profumo d’una mammola
o come dir si voglia lo scontato
d’una stucchevole semplicità.
Per me riserbo l’arrancare
Di chi s’appropria di quanto non spetta.

Si, architetto, pianifico la fuga
Nel dove l’intimo grembo feconda
Il germe pullulante dello spirito.
Saranno squarci sul sereno, certo,
boschi e radure, sentieri interrotti,
il lavoro del fare trafficando
sulle emozioni offerte in custodia.
Cosa sarà del bello e dell’incombere
Tutto della natura e attorno al senso
Che scuote il significato in domande?

Mi devo accontentare, per adesso,
di sogguardare dalle imposte
socchiuse: troppa luce punge gli occhi
stanchi. Fuori sussulta un mondo
si dipana l’esistere hic et nunc.

Nient’altro, adesso! Devo caricare
Olio Nel lume per non inciampare
tra la folla che urla il miglior prezzo:
chi oserà rovesciare i banchi
dei mercanti? Troppo rancore e odio
pestano le passioni.




venerdì 15 luglio 2011

Nulla dies sine linea

Non più un giorno senza scrittura. Il motto lo adottò Jean Paul Sartre, io m'accodo provandoci. Per questo comincio con una domanda (come i buoni filosofi).
Dove nasce la poesia? Ci sarà un luogo dove le sottile alchimie dell'interiorità umana secernono il liquore della comprensione.
Ci sarà un tempo, forse lungo e dilatato fino all'annullamento nell'eterno, dove il liquore del vissuto viene ritirato affinché possa cominciare la necessaria fermentazione. E poi?
Se le cose stanno così, dove mettiamo l'immediatezza e la folgorazione? Come accogliamo i fantasmi improvvisi dell'ispirazione, i correlativi oggettivi, la scienza metrica, il trovare antico, la magia dei luoghi, delle situazioni, l'incontro con gli altri, quelli che hanno ancora voglia di mettersi in gioco parlando di sè stessi condividendo la selva delle emozioni?
Forse penso troppo! E' un mio difetto. Eppure...
Gregory Corso (foto da Wikipedia)
Ho terminato proprio questa mattina la lettura di un'antologia poetica di Gregory Corso. Le impressioni che il libro mi ha donato sono tante e contrastanti. I testi originali a fronte, malgrado la durezza dell'americano, mi hanno restituito il suono di quella musica così diversa dalla mia (quando la trovo). E' il primo poeta della beat generation che mi concedo per intero, dopo le classiche antologie e gli assaggi dei quali serbo ricordi contrastanti. Una sorpresa, certo, per chi ha letto solo Kerouac nell'età quando tanti lo hanno scoperto e sono partiti per il classico viaggio alla barbona mettendo a dura prova i pistoni della vespa.
Altri giorni. Tra i versi di Corso, m'è nata la domanda che apre questo scritto. La risposta? Per quella...la poesia, come la bellezza, sboccia sempre nei luoghi meno attesi e sempre senza preannuncio.
La poesia capita, sarebbe corretto affermare. Capita, certo, ma senza cadere nel gorgo della casualità. La poesia capita perché viene costantemente evocata ed ogni poeta o scrittore, possiede i suoi sistemi, impiega personali meccanismi, per mettere in moto la domanda che schiude a quella fame di vita che ogni essere umano sensibile ed attento invoca ogni volta che vive la libertà di farlo. La poesia è apertura alla vita, senza condizioni, ecco. La poesia è produrre (poiein) senso quando ti accorgi che l'inferno è l'impossibilità della ragione , il luogo della relazioni troncate, della chiusura nell'egoismo più gretto. La poesia è un tentativo che deve essere per forza onesto. Allora...

Non posso negare di non avere vissuto la letteratura, nella mia adolescenza! Oggi?

Oggi la saggezza raccolta aiuta a far si che le passioni vengano lasciate decantare, prima di venire centellinate nel gioco poetico/narrativo.