giovedì 16 febbraio 2012

Quaerendo invenietis

L'Offerta Musicale di Bach rimane una delle composizioni più affascinanti ed enigmatiche. Con pazienza, si entra in un mondo sonoro ricco di simboli, rimandi, evocazioni, labirinti numerici e non. Un rompicapo, per chi ama la cabala musicale intessuta dal grande compositore quando ormai la sera lo strava conducendo al tramonto del suo tempo.
Tra i canoni dell'opera ce ne è uno, a due voci, oscuro all'inverosimile eppure così limpido nella sua cristallina semplicità. Uno che richiama all'impossibile della ricerca. Da questo, sottotilolato da Bach stesso Quarendo invenietis (cercando troverai) sono partito, per dove, chissà? L'importante è aver ascoltato il lamento dell'abbandono.



Quaerendo invenietis

Sento di non farcela più in questa broda
primordiale di aule e corridoi, affanni, stantio
e sudore rancido d’adolescenza umorale e accesa:
ecco perché, forse, nella pausa che segna il tempo,
oggi solo poche parole e scritte a matita,
consegnate all’impermanenza del foglio di minuta
o immortale amata. Poi che dire per quest’insolito
se non farfugliate scuse, dato il crudo fatto
che anche tu ti perdi nel groviglio di note, quello stesso
subisso che assedia il mio rigo esistenziale.
Cosa mai potrò pensare di più grande? Magari
l’amore che ci soccorre, quello che le giornate
sporcano di tribolate incomprensioni:
così calano le voci nell’intonare il canto ultimo,
quello che ritma l’occasione nel vago attendere.


mercoledì 15 febbraio 2012

ho scritto poco...

Ho scritto veramente poco su questa finestra aperta...non so perché l'ho fatto, so che mi sono mancate le motivazioni.
Sono passate settimane dall'ultimo post, ne sono cosciente e qualcuno, con infinita dolcezza, mi ha pure invitato a scrivere di più!
Cosa posso dire...ci proverò!

lunedì 16 gennaio 2012

7 gennaio 2012

Rosa d’inverno, un volo nel silenzio
Laddove l’essere non appassisce
Travolto dal mutare.
                                    L’algoritmo
della vita indica la traccia oscura
del presagio: proteso nell’ascolto
attendo l’urlo del richiamo.

lunedì 19 dicembre 2011

Liguria



Quel viaggio, ubriacatura d’infinito
sull’azzurro, improvvisi squarci schiusi
da rocce arroventate con dintorno
verde salso d’acuminati abeti.
La sensazione intensa del riposo
ha lenito asprezze muffite
un mezzogiorno alto d’uno spazzato
sole:
         la Palazzata di Camogli,
il gelido pigato paglia d’oro
con te, serena malgrado gli acciacchi…

Dopo, mi chiedo, adesso, ritornati
alla triste pianura, quei ricordi
nitidi di colori chiari e forti.
Sogno il tuo sguardo, sempre, luce bianca
intrigata nell’amore dal tempo.
Mancano i passi del mattino, solo,
la panchina sul seno di Paraggi
e chissà cosa, nell’oblio del vento
oltre all’andare senza meta alcuna.

mercoledì 9 novembre 2011

...ermetismo...

Cos’è l’ispirazione se non cedere
all’indicibile che segna il tempo?
Cosa sarà  del far poesia dopo
che l’odio avrà spartito ogni sostanza?

lunedì 7 novembre 2011

...sic transit gloria mundi...

ho passato il giorno a leggere i versi degli altri
fuori l'orbe era grigio grigio d'acqua novembrina
poi la penna m'ha chiamato a districar qualche rima
dall’aggrovigliato serto col quale un tempo mi solevo fregiare:
ora c'è già  il buio, fuori, ed i contorni del mondo si confondono
suggerendo il buon tema della claustrale solitudine

non sono tra quei poeti dall’ansia consunti nell’attesa
che un'algida virginea luna torni ad abbarbicarsi al blu
della notte: lascio ai  diversi dell’intero romanticume
le corrusche scempiaggini e tutto quello strangosciato streben
che altro non fa che invocar la nausea dello sboccare aneliti...
ho passato un altro giorno? Non me ne sono accorto:
questo è grave!

martedì 1 novembre 2011

Pensieri in margine a vita e scrittura (poesia, se così vi piace)

         Devo ancora imparare a scrivere! Non lo posso affatto negare, dato che mi fermo sempre alle idee che ronzano in testa senza nemmeno sfiorare la possibilità di metterle nero su bianco. Forse è proprio questo l’inghippo, la vexata quaestio: vorrei tanto scrivere, ma non ci riesco! Non ci riesco non perché non ne sono capace, no.
Non riesco perché non mi applico sufficientemente al supplizio di quell’autofustigazione quotidiana che il buon Manzoni chiamava ricerca dell’ispirazione. Che bello! Starsene seduti a tavolino aspettando che qualcosa piova giù dal cielo (o salga dal basso ventre, sic!) trastullandosi con la vaghezza di pensieri passeggeri che spesso hanno la consistenza dei mitici conti della serva. Non è per me.
L’esperienza maturata lungo gli anni dedicati alla ricerca poetica, mi suggerisce che tutto rimane aggrappato all’attimo che fugge, al barbaglio d’eternità che anche alla nostra miseranda umana condizione viene concesso di vivere. Tutto cambia quando comincio a vivere l’essere ed a viverlo con estrema coscienza e consapevolezza! In quello spazio esiguo possono germonare le cose più belle.