sabato 14 aprile 2012

Finis Italiae (Povera Patria)

immagine dal web
Ecco cosa ci stanno preparando i signori tecnici, e tutto a nostra insaputa!
Per chi ne ha voglia, e per dovere di informazione, andate a leggere il post di Eliotropo intitolato  Fiscal Compact. Lo scandalo Lega. Arma di distrazione di massa.... E' importate sapere come sul web la verità non si ferma malgrado le minacce.
E noi? Noi beviamo le oscenità che ci propinano i mass media asserviti al potere, riguardo una casta alla deriva e marcescente (sono ancora buono) per nasconderci le manovre oscure di un governo sempre più servo del sistema UE.

Non datemi del complottista! Qui non si tratta di fantapolitica e/o fantaeconomia...qui si scavano i baratri per milioni di cittadini ignari ed ancora onesti.

Ieri si è parlato di schiavitù culturale, oggi...variazioni importanti all'art 81 della costituzione: si vuole esautorare il popolo da ogni sovranità!!! Stiamo attenti! L'unico referendum del quale ho sentito parlare, riguarda l'abolizione della caccia in Piemonte (con un costo elevato da caricare alle nostre tasche)!!!

Cosa tramano ABC???

Non mi vengono altre parole. Strano, vero?

Chiudo con questo testo, bello, di Franco Battiato, perché sono convinto che la poesia salverà il mondo!

Povera patria

Povera Patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'e` il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.

Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese e` devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza piu` calore?

Non cambiera`, non cambiera`
non cambiera`, forse cambiera`.

Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali,
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.

Non cambiera`, non cambiera`
si` che cambiera`, vedrai che cambiera`.

Voglio sperare che il mondo torni a quote piu` normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli piu` di dittature,
se avremo ancora un po' da vivere...
la primavera intanto tarda ad arrivare.


venerdì 13 aprile 2012

La lingua di Dante???

La barca di Dante (immagine dal web)

Dal 2014, al politecnico di Milano, lezioni in inglese.

Sconcertante quello che annuncia in un suo post l’amico blogger Francesco Zaffuto (Schiavi nella mente).

Ma come? Abbiamo battuto tamburi e suonato fanfare per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia e già barattiamo la lingua nazionale per il barbarico inglese?
Per scolarizzare gli italiani abbiamo relegato nel folkloristico delle autentiche lingue (napoletano, veneziano, milanese, sardo…) e forzato generazioni di cittadini ad apprendere la lingua unitaria (mio padre, diplomato geometra, fece fatica ad imparare la grammatica italiana, e parlò dialetto per tutta la vita, sul lavoro). Ed oggi? Oggi, quando una discreta percentuale mastica un italiano quotidiano e decente, malgrado intromissioni tecnologiche, cosa facciamo?

Eccome? Dopo che Manzoni ha sciacquato i panni in a Arno, un buontempone di nome Profumo c’invita a lavare le brache nella Manica (che sia parente di quel Profumo inglese che diede scandalo qualche decennio fa?)? Per non parlare dei costi (tanto pagheremo sempre noi)!
Dove metteremo la lingua di Dante? Dove finiranno tutte quelle sonorità che solo gli idiomi neolatini posseggono? Dove finirà la poesia, allora, e la letteratura?
Che fessi!!! L’inglese di Shakespeare non è quello blaterato oggi in ogni aeroporto dalle Alpi alle Piramidi, dal Mazanarre al Reno, o Singapore e Fiume Giallo! Non dimentichiamo un precedente: quanto i grandi intellettuali d’oltralpe e oltremanica guardarono all’Italia progettando il Gran Tour! Dante, nella seconda meta del XIX secolo, spopolò in Inghilterra (Rossetti, preraffaelliti).

Senza offendere nessuno. Ma per l’orecchio di un greco, tutti gli idiomi stranieri erano barbarici, balbuzienti! Lo so, i greci erano snob e follemente edonisti, ma oggi si esagera!!! Qui chiniamo il capo ad un edonismo anglo-americano (culturale e non) che non ha nulla da spartire con la profondità culturale greco-latina. Provate ad indagare attorno l’etimo di barbaro e non scoprirete nulla di oltraggioso.

Se fossimo veramente figli di Atene e Gerusalemme, sapremmo dare valore alle nostre radici culturali e spirituali evitando di svenderle al minor offerente.

E dove poniamo la forza speculativa di alcune lingue rispetto ad altre?
Il greco è una lingua speculativa. Il tedesco. Il latino, anche l’italiano (con le dovute attenzioni) rende il pensiero, l’astrazione, la possibilità. E la musicalità del francese? Le coloriture dello spagnolo? Ma l’inglese…Aanch’io lo parlo e lo conosco, forse per questo ne delineo i limiti!

Vero. L'Europa unita necessita di una lingua comunitaria, ma...siamo sicuri di avere scelto l'inglese e con popolare referendum?

E non tiriamo fuori che per secoli il latino fu lingua universale! Latino ed inglese sono due mondi differenti e quell'unione linguistica, limitata ad intellettuali ed ecclesiastici (nemmeno retaggio di re ed affini), fu l'opera di un geniale uomo di spirito come san Benedetto da Norcia (pure il venerabile Beda  parlò e scrisse in latino)!

Siamo alla schiavitù culturale?

Meditiamo, gente!

giovedì 12 aprile 2012

Proverbiale irriverenza

La troppa cunfidensa la fa’ perd la riverensa

Non faccio alcun verso ai lumbard ladri e menzogneri che stanno cadendo in questi giorni come per mature. No. Uso il dialetto per rendere il suono del proverbio, per restituire alla sapienza quotidiana quel sapore che rompe ogni schema temporale.

Tutto nasce da un episodio accadutomi, e sul quale sono tornato a riflettere.

Mercoledì 11 aprile (ieri, per la cronaca). Ripresa delle lezioni. Ore 14.00 (un orario didatticamente infausto, per terminare la giornata scolastica, quando l’inizio delle attività suona alle 8.00 e prima della fine devono passare sei estenuanti ore).
Uscita. Sto osservando una delle mie classi transitare per l’atrio, una seconda, per l’esattezza.

Alunno: Salve Prof!
Prof: Ciao Castano!
Castano: Lo sa che ieri l’ho vista?

Un attimo di vuoto. Ieri? Devo fare mente locale, dato che il rientro dalla montagna, avvenuto proprio ieri, appunto,  ha scombinato le mie abitudini.

Prof: Dove?
Castano: Era posteggiato davanti alla panetteria Pomella! Sul viale Quagliotti.

Ancora un vuoto, prima di ricostruire il mosaico temporale del giorno precedente. Certo…Un lampo. Sono uscito tardi. Pioveva a dirotto ed ho accompagnato mia moglie per alcune commissioni. Ecco! Quando sono di turno, rimango in macchina e ne approfitto per leggere.

Prof: Ah…si, verso le sei e mezza (diciotto e trenta, per i precisini)!
Castano: Stava leggendo!
Prof: Ma tu?
Castano: Ero in macchina con mia madre…belli i giornaletti porno?

Rimango di stucco (per non dire di peggio). Cerco di richiamarlo, ma ormai si è perso tra la selva di ombrelli aperti. Un prurito violento mi ha assediato le mani, tardi, comunque e per fortuna.
Tommaso Castano non è un maleducato. E’ pesante, infantile (frequenta la seconda media, come ho scritto sopra), non sa ancora distinguere come misurare le giuste distanze, quando intervenire con domande e/o osservazioni. Ma quella sua uscita…Non sono solito concedere confidenza ai ragazzi, anche quando condividiamo lo scorno dell’ultima ora (e sfido chiunque ad affrontare storia o epica dalle 13 alle 14!) Eppure…A loro, fetenti oltre misura, basta un sorriso, un allentamento al controllo, per approfittarne e fare breccia nel dovuto rispetto. Se non li domi, ti fanno letteralmente a pezzi.
Spesso, in casa, mi si accusa di essere “gnucco” (duro, chiuso), caratteristica tipicamente novarese. Poco avvezzo alla caciara, all’ospitalità ostentata ed ostentante. Orchesco nell’aspetto. So che qualche alunna ha perfino paura…Eppure…Zac! Eccomi servito. L’orso, ogni tanto, lascia l’impronta nel miele.

Tommaso è uno stupidone. Questo è il problema e so che qualche collega donna indulge nella rilassatezza trattandoli come figli. Loro, anziché cercare di vivere la preadolescenza come momento di crescita, preferiscono instupidire come remigini, quando non peggio (scuola materna, suore, sottanone ed altro).

Oggi l’ho atteso al varco. L’ho beccato chiamandolo fuori dall’aula evitando l’umiliazione della pubblica gogna. Lui non ha realizzato.
Con calma l’ho condotto al famigerato scambio di battute.

Prof: Allora, cosa hai detto ieri?
Castano: Ma io…no, sa scherzavo…
Prof: Ti pare una cosa bella da dire ad un adulto?
Castano: No, ma…
Prof: Devi sapere che ci sono delle distanze.
Castano: Veramente io…
Prof: Tommaso, pensa a quello che hai detto e ragionaci sopra. Comunque, per questa volta, non dirò nulla ai tuoi.
Castano: Ma lei stava leggendo per davvero!

Una persona che legge provoca scandalo? Per loro si, probabilmente e non è da escludere che alcuni uomini delle loro cerchie, probabilmente, se leggono, si fanno qualche volo di fantasia su giornaletti di bassa lega. Strano che internet non li abbia ancora impestati con le sue immondizie!

Lo congedo. Lui, col capoccione basso, rientra in classe. Io medito. Altro che feste burg devo cercare di essere. Il rispetto, oggi, non si può barattare con nulla al mondo.

mercoledì 11 aprile 2012

Beethoven Op. 132

Glenn Gould (immagine dal web)

Oggi Beethoven, anche se ho cominciato la giornata con Bach: Variazioni Goldberg nella seconda interpretane rilasciata da Glenn Gould poco prima di morire. Quando ancora la luce indugia sul mondo, è un piacere lasciarsi cullare dall’atmosfera rarefatta dell’aria iniziale. Lenta, essenziale nell’armonia. Un capolavoro di tristezza meditata. Dopo, la verve della ricerca esplode, ma prima…Prima poche note appese al nulla di un contrappunto che diviene assieme alla melodia.

Dopo è la suburra della scuola! Da Glenn Gould ai caciaroni di terza. Un torrente a primavera. Ormonali all’estremo. Un peso la ripresa delle lezioni. Lo scorno della vacanze corte solo perché qualche benpensante ha lamentato la difficoltà di collocare i figli. Amen dico tibi!
Mi è andata bene, comunque! Il mercoledì ho solo due ore e le prime, poi la giornata è mia e me la godo spendendola all’estremo delle possibilità umane concessemi.

Non voglio essere frainteso! Non sono il solito insegnante fancazzista di brunettiana memoria. No! Mi rendo conto, dal registro, che nelle ore di lezione lavoro! Senza vanto: tengo fede al dovere assunto contrattando il mio tempo per il pane della Repubblica (che sento di non portare via!!!). Ma fuori dalle ore contrattualmente destinate alla cattedra: fuori il tempo è mio. Nessuno me lo può negare! Libertà profonda, quella che si vorrebbe limitare da quando (sempre), le idee che circolano fanno paura (assieme alla ragione che muove l'intelligenza attenta delle scelte).

Allora, letteratura, filosofia, poesia, amore e quant’altro ci sta dentro!

Da dove sono partito? Che guaio, quello di lasciarsi andare alla scrittura!

Ecco: oggi Beethoven! Appunto. Già stavo cedendo al compromesso della pennichella pomeridiana, sentendo il peso di idee che non vengono. Dell’imbarazzo suscitato dal non saper cosa leggere. Già sentivo lo stomaco rigurgitare il troppo lauto pranzo (sempre le suocere che con la cucina ci sanno fare, come le brave mamme). Tre bicchieri di buon vino (un Chianti di rispetto), e la pretesa di fare poesia con gli occhi che si chiudono.

Dunque Beethoven! Perché? Ho sbirciato qualche scena di Io e Beethoven…forse da qui si è allentato il filo. Un Ed Harris sopra le righe, nudo ed arruffato che lavora alla Grande Fuga…un’improbabile copista donna (Diane Kruger) con lui…gli ultimi quartetti sono immensi. Musica assoluta. Il tempo che si apre fino al disperdersi nell’eterno presente. Poesia bruciante, magma incandescente, amore liberato da umane concupiscenze…

Bach, Beethoven…Brahms (Bruckner)?

Non saprei…

martedì 10 aprile 2012

Vecchia Domo

Piazza Mercato - Domodossola - foto Massimo Caccia



Vecchia Domo. Una scoperta, il Borgo, il centro antico di Domodossola. Quando penso a questa città di confine, penso sempre all’idea del viaggio, dell’andarsene. Torno all’idea dominante, quella che fa di me un pellegrino, un itinerante. Dentro mi sento nomade. Mi sento un uomo senza fissa dimora, forse perché non sento radici territoriali anche se percepisco un legame culturale, un’appartenenza che scende nel profondo senza scadere nel campanilismo ottuso di chi si chiude nella fortezza della paura e dell’isolamento. 


Domodossola - Centro storico - foto Massimo Caccia

Domodossola - Centro storico - foto Massimo Caccia

lunedì 9 aprile 2012

...un mio amor già pensando...

Gatto Lupesco (immagine dal web)

Cosa sarà mai tutto questo pensare d’amore? Questo dire che prende e scuote? Questa febbre che non lascia requie alcuna?
Un primaverile malanno. Potrei rispondere, tenuto conto della stagione. E dopo? La ricerca poetica non si può sempre e solo soffermare su donne rincorse, esaltate, schernite, laudate…Oggi contese e violate, sbattute in prima pagina: c’è dell’altro, affermo a me stesso per non impantanarmi nel solito antiquario romanticume (senza nessun romantico offendere) o alla vis moraleggiante e poetica.
L’amore per la donna amata, certo. Quante poesie, ancora oggi, dettate dal trasporto erotico-sentimentale, dal desiderio irrefrenabile di stare assieme all’altra, di possedere…tutto qui (non per la mia donna)?

Per nutrire la mia fame, sono tornato a ricerche erudite. Mi capita, ogni tanto, di indagare a fondo, e non solo osservando dal versante della filologia, opere poetiche appartenenti ad un passato ormai retaggio di pochi specialisti o poeti accorti in materia di ricerca e ispirazione.

Cosa sarà mai l’amore al quale pensa il gatto lupesco?

L’astuzia di chi si mette in cammino. Quell’astuzia che si cela sotto mentite spoglie quali la sprovvedutezza nei confronti di un mondo che sbrana ogni sensibilità umana per nulla (chissà perché penso all’Idiota di Dostoevskij?)

Non mi posso accontentare. Amore,  a mors: che toglie, priva la morte. Di cosa? Di chi? Di me, scrivo senza troppi pensieri. Forse è questo il senso profondo. Una lotta contro la finitudine del tempo e la tenebra della morte assassina e villana. Dunque: per terminare (ora) la questione: perché scriviamo? Perché comunichiamo?

Per non smarrirci nel mare magnum dell’impermanenza che inghiotte...panta rhei os potamòs.

Mi piace pensare che l’amore, il fuoco divorante che non consuma, strappi a tutto questo tragico mutamento, alla turba degli io che urlano, alla legione di identificazioni, al quotidiano…

Chissà che non sia riuscito ad in-esprimere l’inesprimibile.

Pasqua senza più morte, finalmente. Umanissimo pensiero!

domenica 8 aprile 2012

Buona Pasqua (a dimensione umana)

Oggi è la dimensione umana a condurmi lungo il sentiero della riflessione.
Sono uscito presto, come al solito, quando me lo posso concedere. Sparuti incontri, eppure tutti che hanno fatto e ricambiato auguri. Salutato.
Si potrebbe obiettare: causa del luogo! Vedono così poca gente che…Altre scuse, eppure…
Necessità dell’uomo è intrecciare relazioni umane e consapevoli. Ma quando sono possibili?
Quando caliamo la guardia e rinunciamo alla maschera. Quando ci accorgiamo (mi accorgo, devo cambiare registro), di sentire il bisogno di essere riconosciuti come volto piuttosto che persona (sempre maschera).
Appunto, il volto. Il volto è quel manifestarsi dell’esistere che spiazza perché mette di fronte all’oggettività di un essere che va oltre, che supera. E’ quello sguardo che interroga sull’autenticità della vita e che mi proietta in una dimensione dove la distensione è possibile ed i rapporti col mondo mutano.
Il volto apre sulla Vita, quella che scorre eterna senza che ce ne rendiamo conto. Quella che le perversioni della quotidianità seppelliscono sotto un velo di strame e contraddizioni. Eppure lei è sempre li. E scorre, scorre, rotonda infinita sfera (la geometria solida non mente!).
Basta lo sguardo di un bambino, di una persona. Basta un’occasione, per rompere l’isolamento mortale che ci costringe nell’ignavia di coloro che subiscono i più pesanti condizionamenti e vivono l’inedia dell’indifferenza (la nostra pandemia) morale e sociale.

Cammini. Incroci uno sguardo. Non abbassi gli occhi perché riconosci nell’altro il tuo personalissimo ed irrinunciabile inferno, ma saluti. Senti la tua voce che risuona e il cuore si riapre all’esistere, quello stare fuori che permette la contemplazione. Nessuno che viola la mia libertà appropriandosi di me anche solo attraverso uno sguardo di sottecchi.

Ho volato alto. Ho messo speranza. Ho fermato l’attimo. Ma cos’è la Risurrezione se non quell’attimo eterno che rompe la cecità che mi attanaglia?

Se penso a tutti coloro che me ne hanno fornito l’occasione qualche ora fa, beh…il barbuto col cane (come me: barbuto e col cane), gli accaniti del bar mattutino (già qualche caffè corretto giù dal gargarozzo, sigaretta tra le dita), la panettiera…il capostazione della Vigezzina.
Che bello quel “Buona Pasqua” detto così, in tutta semplicità. Quell’augurio che è di tutti, tutti coloro che oggi fanno festa magari lavorando, ma che coglieranno la differenza dell’istante senza tempo.

Buona Pasqua!