domenica 26 aprile 2026

La porta e i briganti



 Esegesi spirituale di Giovanni 10,1-10

 Il brano giovanneo si apre con una netta contrapposizione: da un lato troviamo chi entra “per la porta” nell’ovile, dall’altro chi “sale da un’altra parte”. L’ovile rappresenta il popolo di Dio, la Chiesa di Cristo, il luogo della protezione, dell’alleanza e della cura.  La porta è Cristo stesso (v. 9), ma anche il criterio che rivela l’autenticità della nostra missione.

Il simbolo della porta

Nella tradizione biblica, la porta è il luogo della giustizia (Rut 4,1), del passaggio (Esodo 12,22) e di accesso al sacro (Salmo 118,20). Gesù si identifica con la porta: non è un guardiano esterno, un semplice custode, ma il passaggio stesso (Io sono la via, la verità e la vita). Entrare attraverso di Lui significa:

·       Accogliere la rivelazione del Padre – nessuno può venire al Padre se non per mezzo del Figlio (Gv 14,6).

·       Lasciarsi condurre dalla voce del pastore – la porta non è un’idea, un concetto da elaborare, ma una relazione obbediente, un’educazione all’ascolto libero della Parola. La creazione stessa è una relazione (Creatore – creato e creature). Vivere la Parola è relazione creatrice e creativa.

·       Ricevere la vita in abbondanza – non una vita qualunque, ma la zōē divina, andando oltre la semplice sopravvivenza nell’inconsapevolezza dell’esistere,  prigionieri dei meccanismi del quotidiano.

·       La porta distingue: chi entra da essa è il pastore legittimo, le pecore lo riconoscono dalla voce e si lasciano condurre fuori, verso il pascolo (il Regno dei Cieli). Chi sale altrove è un ladro e un brigante. 

I briganti: falsi pastori e deviazione interiore

Il termine “brigante” (lēstēs) nella cultura greco-romana indicava non solo un ladro comune, ma un malvivente armato che semina violenza e confusione. Gesù lo usa per chi:

·       Non rispetta l’ovile – lo viola dall’esterno, ma anche dall’interno (cfr. i farisei che giudicano il cieco nato, Gv 9, le divisioni interne ed esterne, la frammentazione delle comunità).

·       Non ama le pecore – il loro scopo è “rubare, uccidere e distruggere” (v. 10): ridurre la fede a potere e ideologia, dottrina senza misericordia, o spiritualismo senza incarnazione.

 In chiave spirituale, i briganti sono anche le voci interiori che ci spingono a saltare la porta (Genesi 4, Caino: il peccato è accovacciato alla tua porta…): l’orgoglio che vuole entrare “dall’alto” senza passare per l’umiltà di Cristo, la paura che cerca altre vie di salvezza (magia, moralismo, frenesia attivistica).

Lettura in chiave midrashica

 Applicando il metodo midrashico – che cerca connessioni nascoste tra i testi della Scrittura arricchendone il senso attraverso rimandi e intrecci – possiamo trovare tre interessanti sviluppi:

·       Midrash sulla porta del giardino di Eden (Genesi 3,24): Dopo il peccato, i cherubini custodiscono l’accesso all’albero della vita. Cristo, nuova porta, riapre l’accesso non con una spada fiammeggiante, ma con il suo fianco aperto. Egli è il cherubino fatto carne, che accoglie il ladrone pentito (Lc 23,43), che insegna la via della compassione, della misericordia e del perdono.

·       Midrash sulla porta dell’arca di Noè (Genesi 6,16): Dio comanda a Noè di aprire  la porta su un fianco dell’arca. Chi entra si salva, chi resta fuori perisce. I briganti sono quelli che, nell’ora del diluvio (il giudizio), tentano di aggrapparsi all’arca dall’esterno. La porta chiusa è Cristo crocifisso: solo la fede in Lui fa entrare nella salvezza.

·       Midrash dalla legge del riscatto (Esodo 21,6): Allo schiavo che volontariamente si lega al padrone “sulla porta” viene forato l’orecchio. Gesù, servo sofferente, si è lasciato forare le mani, i piedi e il costato. Il brigante è chi vuole la libertà senza il servizio: entra da un’altra parte per non lasciarsi marchiare dall’amore.

Conclusione sintetica

 La porta è Cristo crocifisso e risorto: solo passando per Lui – cioè morendo al proprio ego e vivendo per Lui – si entra nella vera vita. I briganti sono tutte le potenze, interiori  o esteriori, che promettono la facile scorciatoia di una gloria senza la croce. L’esegesi spirituale ci invita a verificare: da dove entriamo nell’ovile della Chiesa (delle Chiese)? Da Gesù, che parla nelle Scritture e nei sacramenti, o da altre vie più comode? Solo la porta rende liberi di “entrare e uscire” (v. 9) – cioè di vivere una fede dinamica, in divenire senza paura, perché si è a casa nel Pascolo della Verità.

 

 

 

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