sabato 14 febbraio 2026

Dal basso del quotidiano


In questi ultimi giorni si è detto tanto forse troppo come capita spesso sui social, a riguardo di ministero, matrimonio, rinuncia all'esercizio del ministero, celibato e altro. La ricaduta nell'opinione è inevitabile quando viene a mancare la consapevolezza del limite. Credo che solo il silenzio dell'ascolto possa condurre alla comprensione di una questione seria come quella che intercorre tra matrimonio e ministero ordinato. Credo che per cominciare a depurare lo sguardo umano, intellettuale e spirituale sul problema, occorra realmente prendere la giusta distanza per evitare i soliti facili schieramenti e ideologismi. La fede non è e non potrà mai essere ideologia perché cesserebbe di essere fede.

Premetto che da parte mia non ho mai vissuto il matrimonio come un impedimento al ministero, semmai come una tensione dialettica arricchente attraverso il confronto, un luogo che diviene locus theologicus quando vissuto nella libertà di indagarlo e condividerlo.

I tempi che viviamo chiedono un paradigma ermeneutico della situazione scevro da pregiudizi e facili tradizionalismi (che non significa mancare nei confronti della Tradizione che domanda sempre di essere posta in relazione al vissuto come memento di quello che è la verità del depositum fidei) per affrontare un'urgenza ministeriale che non è possibile risolvere con una semplice clericalizzazione del laicato, ma con la crescita dentro una consapevolezza sinodale che deve ripartire dal basso e dal riconoscimento del fatto che oggi, tentare di essere cristiani, implica il riconoscersi piccolo gregge. Non è più questione di numeri, ma di onestà evangelica, di trovare il coraggio di un annuncio vissuto con parresia.

Davanti a questo, i personalismi ai quali ho assistito non contano nulla

, ecco perché non voglio fare opinione, ma tentare di rimanere fedele all'Evangelo e al mistero della vocazione di marito, padre ministro con la quale devo quotidianamente pormi in relazione. Del resto, i segni dei tempi sono estremamente eloquenti e l'arroccarsi dietro posizioni difensive non ha più senso.