lunedì 29 aprile 2013

Disinformare


immagine dal web

Il potere della disinformazione. Un potere immenso, soprattutto quando va a confondere le già ingarbugliate idee delle troppe persone che si trovano a vivere un crisi che odora ormai di un’induzione occulta e preoccupante.
Poi accade l’inverosimile. Qualcuno anziché urlare spara e a cadere sono altri innocenti perché il problema, anche se molti fanno finta di non sapere, è che sono sempre i soliti a pagare.
Dopo questo cappello occorre che vada a fondo della questione. Il problema è la disinformazione, quella che tambureggia ovunque, dai format  televisivi dove si litiga ad oltranza e appaiono sempre i soliti tromboni ben pagati, ai quotidiani online, dove l’ideologia impera sotto svariate e mentite spoglie. Non è un paradosso, ma la rete disinforma sommergendoci sotto una marea di opinioni. Tutti che vogliono dire la loro. Tutti che sbraitano e fiumi di parole che scorrono. Con questo non voglio affermare che tutti si propongono nel web con l’atteggiamento pericoloso dei bricoleur senza frontiere. No, perché esistono spazi gestiti con estrema professionalità, rispetto e scrupolo. Spazi che rischiano il bavaglio per colpo chi altro non  sa fare che cedere all’insulto, come si continua a vedere e a leggere. Quando accade questo, la verità, è che cominciano a scarseggiare le idee e  se le idee non ci sono, non si è in grado di essere propositivi. A questo conduce la disinformazione.
Con un passato da articolista alle spalle, mi rendo conto di quanto informare sia difficile. In-formare, mettere nella forma, dare una forma. In verità sembra proprio il contrario. Si disinforma, si tira fuori, si bombarda e con eloquente eleganza. Si sceglie quello che interessa a discapito della completezza. Si copia, si taglia e incolla. E’ così semplice, soprattutto per coloro che hanno una certa dimestichezza che l’informatica. E poi, con quale controllo! In internet gira di tutto. Vero. Ma non circolano più le idee. Almeno. Circolano, ma rallentate e mistificate dal pattume.
Occorre maturare la consapevolezza che permette di giudicare senza scadere nella critica gratuita e ideologica. E’ questione di cultura. Come sempre.