sabato 9 marzo 2013

La scuola che vorremmo

immagine dal web (protesta!)

Le esperienze che si vivono da insegnanti, quando ci mettiamo la giusta attitudine, possono essere umanamente straordinarie (senza retorica).
In un momento di grave crisi come quello che siamo costretti a vivere, non è detto che le idee più stimolanti non possano arrivare dalla fantasia dei ragazzi.
Ammettiamolo! Le nostre classi sono sempre più difficili. La disciplina sembra essere stata dimenticata come l’idea di educazione. La didattica messa da parte, sostituita da una valanga di progetti spesso inutili e onerosi in materia di tempo e risorse.

La strutture scolastiche sono fatiscenti (e non solo al Sud). Gli arredi scolastici inadeguati. In una mia classe, alunni di seconda media, alcuni alti e corpulenti, sono costretti in banchi da scuola primaria inadatti per ogni tipo di attività (sulla stessa superficie affrontano il lavoro su tavole di arte e tecnica con risultati facilmente immaginabili). Altro? Il caldo infernale a causa di un impianto di riscaldamento desueto e ingestibile che divora metri cubi di gas metano senza un minimo criterio e razionalità nei consumi (poi educhiamo al risparmio!). Anche con nebbia e galaverna, fin dalle otto del mattino siamo costretti ad aprire le finestre per dare sollievo agli alunni, obbligati a rimanere in maglietta a maniche corte, oltre che ingollare litri d’acqua per placare l’arsura.
Con ambienti del genere, i soliti colleghi illuminati, sono convinti di ottenere il meglio! Per questo a scuola sei ore filate.

Ma loro, i ragazzi, che scuola vorrebbero?
Talvolta mi capita, lo confesso, di seguire l’ispirazione e catturare l’attimo.
Proprio ieri, venerdì 8 marzo (sic!), all’ultima ora (13-14!!!), in una seconda particolarmente vivace, il dibattito si è focalizzato sulla questione scuola. Non è un paradosso. Siamo partiti dall’idea di comunità. Cos’è? Quali sono le sue dinamiche?
Questa seconda è una classe che fa gruppo (lo sanno e ci marciano). Una classe che, se non tenuta, deborda in un rumore infernale (casino, come dicono loro). Ma se guidata, stupisce!
“La comunità è un luogo dove ti senti accolto!” La risposta di Asia. Un risveglio, per me, queste parole.
Loro sanno quello che vogliono, allora. Una scuola dove puoi stare bene. Dove alunni e docenti sono una comunità educativa e formativa. Dove le responsabilità vengono condivise nell’ottica di un bene comune in grado di far crescere ognuno secondo le proprie caratteristiche umane e potenzialità intellettuali.
Invece gli propiniamo modelli scolastici dove si parla solo di valutazione, dove si esercita il potere del voto in maniera ottusa, dove si riempiono i registri con romanzi di note senza sapere che quello che conta, nella correzione, è il saper costruire una relazione con i ragazzi, prima di bastonarli duramente con provvedimenti alla Pinocchio. Per non parlare del bullismo…Un fenomeno che ha contagiato anche qualche collega idiota!
Vorrebbero una scuola agile, dove sono gli alunni a cambiare classe e non gli insegnanti costretti a odissee quotidiane. L’aula di scienze dove il docente ti attende con tutto quanto necessita per la lezione. Dove il prof può lasciare il suo materiale evitando i cassetti loculi dove infiliamo di tutto e di più così che, quando arrivi a giugno, esplodono.
L’aula di lettere! Libri, anche se sembrano fuori moda. I Pc, le Lim, va bene! L’aula per le materie artistiche: grandi banchi, gli immancabili lavandini per sciacquare pennelli e piattini vari, lavarsi le mani dopo avere usato carboncini e tempere. Invece…Già detto e scritto: lo sfacelo.
Un luogo che accoglie, piuttosto che il mal di pancia quotidiano quando sai che devi affrontare lo spauracchio di chi ha poca dimestichezza con la responsabilità di ritrovarsi in cattedra. E credetemi…I concorsoni  (ma non li avevamo aboliti?) non risolveranno nulla, anzi…Metteranno in cattedra personaggi che con la scuola non hanno nulla da spartire!
Una comunità. Ecco cosa suggeriscono i nostri alunni. Regole poche e chiare, non un ginepraio di norme. Sostegno e risorse, dove le eccellenze non discriminano, ma liberano quello che necessita per il recupero delle carenze.
Un sogno?
No! Un cantiere da aprire.