venerdì 29 marzo 2013

...tempo perduto...


Perdere tempo. Cazzeggiare col pc. Ciabattare in pigiama per la casa senza avere in testa null’altro che un fastidioso tedio come strascico notturno. Fare domani quello che potrei fare oggi. Mi capita sempre più spesso. Non so se sarà colpa degli anni che passano, ma una stanchezza non buona mi costringe in uno stato di pigrizia insolito.
Non posso dire di fare nulla di nulla. No. Ma quello che faccio, lo faccio male. Così mi sembra.
Annoto qualche pensiero. Sbuccio versi insipidi sentendo dentro il vuoto del poeta che ha smarrito la sua ispirazione. Leggo tutto quello che mi capita a tiro, disordinato come un cuoco quando mangia (come sostengono i savànt del cibo).
Poi ci si mette l’uggia della Settimana Santa con le vacanze dalla scuola, i figli a casa, la voglia di partire per passare qualche giorno in montagna e…Imparare che non sono mai riuscito a fare niente senza cadere nella noia dell’insoddisfazione.  Capire come la meccanicità del quotidiano mi mette in crisi d’astinenza rispetto alla routine dell’esistenza. Rimangono le sganasciate imposte dagli sbadigli, quelli che segnano la caduta nella topica dello spleen. Sarà questo il male di vivere? Senza troppe cerimonie, lo ridico: vivere fa male, è per stomaci forti, per intestini abituati a digerire i rugginosi chiodi della realtà.
Non si può vivere senza mai cercare di esserci almeno una volta! So che potrebbe venire letta come una sparata, questa frase, ma sfiora la verità, quella dimensione dove le giustificazioni, anche quando buone e legittime, non contano più nulla. Quanto è vero è vero in barba al fatto che mi possa piacere o fare comodo più o meno.