venerdì 4 maggio 2012

Così pensando


Tanto per cambiare corso alla noia, mi soffermo sul garbuglio poetico che rimugino a mente da qualche giorno. Sono immagini di varia natura, grappoli d’emozioni glassate dall’attesa e dal tempo. Memorie del vissuto, spesso umano ciarpame che poco conta al vaglio della storia che scorre. Eppure, per me, posseggono un peso esistenziale irrinunciabile.
Mi metto davanti al quaderno per gli appunti, quello che mi porto sempre appresso. Penna e pazienza, prima che qualche verso cominci a sciogliersi.

Il mondo, fuori, è grigio di follia. Cortei di ceree vedove. Uomini che s’incatenano e vengono prelevati ammanettati come comuni delinquenti (ne esistono ancora?). Sofferenza spettacolarizzata da una televisione ormai esanime: che si sia giunti alla fine di questo mezzo ormai consunto dall’orgia del potere? Davvero cattiva maestra?

Sono diviso tra il richiamo delle selve poetiche, sostenuto dalla speranza che tornino presto i giorni buoni per le  humanae litterae, dell’otium contrapposto al nec-otium e l’impegno del canto urlato per liberare quella ribellione che graffia dentro.

Comodo così ragionare mentre fuori qualcuno muore di disperazione.