venerdì 11 maggio 2012

Di poesia si muore (ancora)

Zarmina's grave (fonte The New York Times)

In Afghanisthan, una donna di nome Zarmina viene uccisa dai famigliari perché scoperta a scrivere poesie. Che razza di mondo e che fastidio di religioni, dove la morte è inflitta per legge a chi, invece, vive la fede nella Vita.
Per chi volesse approfondire, rimando ad un post pubblicato oggi sul blog Poesia di Luigia Sorrentino.
Da parte mia, riflettendo, lascio quest'intreccio di versi, ricordando, assieme a Zarmina, tutti i poeti uccisi.


Uccidere un poeta, perché? Forse
perché dice il mistero della notte,
il segreto taciuto della sera,
la bianca luce dell’aurora.

Per alcuni sarebbe nulla, questo,
per i soliti stolti – a voler dire
poco – l’immane bestemmia rivolta
a un idolo muto di morte.

Così passano e vanno i giorni tristi
di vite clandestine per se stesse,
mormorate negli attimi rubati
all’ingiustizia del dolore.

Zarmina, donna  d’un crudele oriente,
laddove ancora s’uccide il diverso,
colei che vive per l’stante magico
dandosi al pudore del canto.

Non è più tempo di favole, ora,
ma le stelle trapuntano il tuo nome
e brillano di quell’amore a te
negato dai legami di sangue.

Io posso solo sussurrare il tuo
ricordo, sognare un mondo migliore
e beatamente illudermi che l’uomo
possa esser meno animale.