venerdì 2 novembre 2012

Cartesio docet!

Il rifiuto della cultura umanistica? Dopo una lettura di Lodoli.

immagine dal web

Non so' perché, ma dopo aver letto questo articolo di Marco Lodoli (qui) ho pensato a Fahrenheit 451. Le giovani generazioni non sanno che cosa farsene di Dante, Petrarca, Raffaello, Giotto, Fellini, Visconti etc...? Rifuggono la filosofia, la storia?
Ai miei tempi non è che fosse diverso e se faccio un veloce conto, nella mia classe delle medie, una volta giunti al termine, quelli che hanno continuato gli studi, si contavano su una mano (eravamo 27, in III nel lontano 1978). E tra noi, quelli bravi, quelli da tutte le scuole, non è che le passioni fossero così accese!
Di Marco Lodoli ho letto qualcosa e non mi sono entusiasmato (come insegnante), ma questo è personale, non conta. Quello che mi preoccupa è la sua drasticità. Non interessa più niente, allora fa schifo! Bruciamolo, buttiamolo in cantina.
L'articolo è interessante, utile per un'indagine di mercato, ma con un limite: l'umano dei giovani, il loro profondo, si contatta solo attraverso quel profondo collettivo che è la cultura, magari smerciandola attraverso altre metodologie.
Ecco perché il film di Truffaut! Anche in un mondo futuribile, possibile, apocalittico, quando i libri (per la gioia di tanti) verranno banditi e bruciati in singolari pubblici autodafè, qualcuno che proverà il prurito della lettura magari mosso solo da superficiale curiosità, aprirà, rischiando la vita, un volume qualsiasi, e comincerà a leggere.
Sopra ho scritto che si tratta di una questione di metodo. Come finisce il film? Ogni persona mette a memoria un libro e si presenta col titolo del libro, stesso, non più impiegando il proprio nome e cognome. Bellissimo! Dietro ogni pagina scritta, si nasconde un essere umano dunque, l'umanità come categoria universale (eccola la filosofia tanto vituperata) e profonda, collettiva. Nei meandri dell'interiorità si nasconde e germina lo spirito, quello che ci contraddistingue nell'universo intero (finale di Intelligenza artificiale di Spielberg), quello che pure i tanto famigerati alieni ci dovrebbero invidiare.
Cosa insegnare a scuola? Raccontare noi stessi, se abbiamo vissuto. Impiegando il filtro dell'esistere. Usando il vaglio della quotidianità, dei problemi e dei drammi non temendo di sbattere contro il tragico del mondo. E dopo, attraverso di noi, spendere quel patrimonio umanizzante che si chiama cultura, attraverso la quale ricercare e rileggere il tempo recuperando il senso laddove rimane possibile.
E' questione di metodo! Cartesio docet.