giovedì 7 giugno 2012

Crimini economici contro l'umanità

immagine dal web

Perché non chiedere a l'Aia di istituire un Tribunale Internazionale in grado di perseguire coloro che si macchiano di "Crimini economici contro l'umanità"? Nella nostra nazione siamo a questo, purtroppo, ma siamo ancora troppo pochi a rendercene conto. Sono conscio del fatto che è un utopico sogno dato che fa più notizia punire un massacratore piuttosto che un affamatore anche se, in entrambe i casi, sempre di criminali si tratta dato che la morte dell'individuo si può declinare secondo differenti casi.
Comunque, sarà per il fatto che ieri ho saputo quanto mi ruberanno con la famigerata IMU - e la nera bile mi è salita fino alla feccia - che congedo questi versi (magari poco belli) dove cerco la poesia laddove il letame che c'impongono stringe alle narici.
Seguo un maestro (del quale non faccio nome), criticato certo, ma duro e diretto, salace e veritiero dietro lo sguardo profetico gettato sullo squallore di questo inizio di millennio.


                              Criminali! Loro sperperano e noi paghiamo e la cosa stride,
soprattutto quando scade nell’ipocrisia del potere subdolo,
quando sfottono il prossimo inneggiando alla sobrietà e si beano
come vizzi papaveri per una bella inutile parata di fantaccini
e cavalli con mache urla belluine e guerresche, con connesse
luculliane delizie per i pochi ammessi alla tetra spartizione,
sull’orfano colle tra ori e sfarzi d’altre becere favole passate.
E dopo?  Indire il lutto nazionale, chiedere il minuto di silenzio,
assumere ghigni contriti e indignati, intessere retorici peana
anziché sottolineare il silente decoro dei tanti che hanno le mani
scorticate dallo scavare tra macerie. Troppo comodo così!
La giustizia è giusta, ma sembra tardare a chiedere conto
di rimpasti e ladrocini, di politiche da strapazzo, di tasse
inique estorte al risparmio di chi lavora con onestà
e si toglie il pane dalla bocca pur di non cedere al sopruso.
Sono stufo, e sarei meschino se non cominciassi a dire
quello che penso, senza paura perché io credo nella libertà
che questi quattro parassiti pidocchiosi vorrebbero mutilare
poiché incapaci di stare di fronte all’inveterata inettitudine
che li sostiene. Professori di cosa? Tecnici per chi?
E quelli di prima? Li come sciacalli sul cadavere a spolpare
le ultime possibilità di un popolo prossimo alla fame,
intenti a spidocchiarsi di dosso le passate lordure…
Ora basta! Ho già scritto troppo. Guardo al bello che la vita
ancora nasconde dato che è giusto insegnare ai figli
che sarà ancora possibile bere la meraviglia dell’aurora
                              malgrado le sozzure di troppi umani indegni del nome.