sabato 9 giugno 2012

mercoledì 7 giugno...

La foto di classe ha fornito l'espediente. Poi il vento, fastidioso e carico di pollini strappati ai tigli gonfi di profumo (una tortura per me, allergico come sono). Stare coi ragazzi, comunque, è stata l'occasione, ancora più ghiotta, perché quando l'anno è ormai volto al disio, il lato umano d'ognuno si scopre e diventa più semplice avvertire gli altri come esseri umani bisognosi della dovuta attenzione. Poi è poesia, sempre, dato che basta la semplicità dell'attimo e il lavoro letterario dopo.





(mercoledì 7 giugno, 3B foto di classe)

Dimensione distorta da “Claire de Lune” sul vociare,
in cortile foto di classe brunita in metallici nembi,
schiamazzano le fronde senza tema del vento ora più forte.
E’ ancora troppo lunga la notte dell’essere, indomito
custode di storie scritte nelle crepe del tartan consunto
da salti corse gare. Stessa grigia corte, cambio di scena,
reti rugginose alte come memoria di contenzioni forzose
quando ormai l’individuo e le sue dimensioni sono abbaglio
nel progetto d’omologare chiunque quale indefesso
consumatore di cotanto pattume sull’infinito ermo colle.

Nostra Signora dell’Ipermercato, della fiera tecnocratica,
orribile onnivoro ventre che macina inghiotte e ingolla
incauti incoscienti per evacuare subumana putredine.
Ormai i lager sono antiquariato bellico poiché il folle
sterminio comincia con la deriva social didattica
per gli abissi allucinati d’un fittizio imperio economico.

Con rischio, sfuggo all’aritmetica fobica della decesso,
lasciando ad ignari bagnanti il mare dell’apparenza:
sulla risacca, i poeti raccattano quel che resta del naufragio.

Riemergo. Sono ancora qui per coloro ai quali ho trasmesso
tracce sulla mappa del disinganno insegnando la libertà
dell’umano fare, la magia della materia bretone, che addita
l’accusa laddove si deturpano i prossimi del tempo a venire.