sabato 23 giugno 2012

Epochè esistenziale

Cosa mi rimane da fare?
Guardare dentro me stesso, se non voglio essere travolto dal magmatico marasma degli incazzati
Cosa potrei mai trovare nel vortice delle identificazioni, laddove imperano le associazioni mentali in tutta la loro pericolosa fascinazione? Già ne siamo preda per causa naturale, perché complicare la situazione con le proprie mani?
Certo, raccatterei il conforto, falso e bieco, dei troppi malcontenti e dopo? Dopo essermi lasciato depredare da quanto di maggiormente prezioso?
Otterrei in dono il qualunquismo stucchevole di chi si conforma e adegua, quando non comprende, all'orda evocata dal primo trombone liberalpopulista, buon imbonitore, magari sostenuto da ugola a prova d'urlo, ma sempre più adatto a fare il piazzista.

Questi sono tempi da consegnare al silenzio, al distacco per meglio osservare quanto attorno accade. Un fenomeno, per venire capito, deve essere posto sotto il giudizio severo della ragione ed indagato fino all'impossibile. Questo non è attuabile, se rimango avviluppato nelle maglie dell'identificazione. Occorrono scienza e metodo e lo spazio necessario dove mettere sana e santa prudenza.