giovedì 28 giugno 2012

Iconostasi 1


immagine dal web


Come dire, quando ebbro d’ogni cosa
e dove, così che rincorro fantasmi spenti
d’inutile spreco.“Che la festa cominci!”
l’urlo che sbriciola l’erebo etilico
del silenzio contratto in postulati d’inganni.
Sull’abaco il computo degli anni  ritorna,
prova del nove, catodica disillusione
che determina onirico hobbismo di massa.
Giace bellezza confusa, esausta di bagni
e defilè  su passerelle laccate di nulla.
Ridda di parvenze, su specchi ustori
che avvampano insani svolazzi retorici
e incinerano vite vissute in emotivi coaguli.
Cosa farò, se non cantare il buio triste
dei crocicchi solitari, il bitume fangoso
di scroscio acido, le foglie morte e sole
sui sepolcri grigi, le insegne divelte?
Oltre, s’apre il tempo prima del tempo,
l’opportuno memento, il singulto del vuoto,
l’ascetica distanza, l’arcaico armonico mantra.