sabato 24 marzo 2012

Ancora una fatica...

(in auto e a memoria, lunedì 19 marzo)

Che terribile perdita di tempo, solo noia,
una smisurata seccatura che sbatacchia
nei momenti sprecati e una bile alla feccia,
impedito in ferri malvagi, accodato
in gorghi imprevisti, tutto per quattro
misere commissioni da sbrigare distratto.
Sangue alla testa, allora farnetico, stordito,
di soluzione finale ove affondare il creato.

Un tempo, troppo passato, tessevo rime
amorose, versi banali, poetiche visioni,
singolar tenzoni. Oggi, nella lente di stizza
che sbrana intorno,  al fuoco darei il certame
antico, quelle patite zoppicanti prove
di menestrelli ed ingenui trastulli, trovatori
e trovieri, donne lontane se non bastarde
amanti d’ingenua fattura ed egual bruttura.

Poi cos’accade? Un fremito, l’attimo eterno
assolvendo la musica zittita dalla volgarità
soffocante: rischierei di confondere
il tuo volto, se non facessi memoria al tatto
della tua pelle, quando manca l’aggancio
degli sguardi. Dunque mi fermo Socrate
sotto il sole d’Atene, pronto al simposio,
lo stesso gesto rappreso nel tempo e penso.

Penso a tutto lo spreco di vita, allo sperpero,
al tormento: amate sudate carte, mio conforto,
per me, straniero tra gentili genti, barbaro
parlare se non singulto - giovin signore parto -
umano poco umano quando blatero duro
la funesta fine d’ogni carne e amplesso,
fesso che sono, non m’accorgo nemmeno
d’esser sceso dal flusso, e di goder sereno.