mercoledì 28 marzo 2012

Un momento...

Ho appena terminato di scrivere,
non so ancora come, ma è capitato:
una parola tira l'altra, ricordare,
voglia di raccontare, e poi sospirare
nel tempo ormai giudicato passato.

Un bicchiere, di vino, alla fine,
fresco di frigo, aperitivo,
prima di venirti a prendere,
una corsa, sono in ritardo,
ho rotto il silenzio narrativo,
sono andato al largo per gettare
le reti della santa ispirazione.

Ho ceduto, dopo tempo, al mio duende. O spirito del narrare. Non so perchè quest'imbarazzo spocchioso. Perchè non essere entrmbi senza scadere nella doppiezza: poeta e scrittore (senza troppe pretese). Certo, rivestire i panni del rimatore accattiva e non poco (mio figlio direbbe "spacca").
Del duende mi parlò per primo il mio vecchio professore di latino, l'insegnante dal quale riparai da universitario per districare alcune difficoltà con delle traduzioni da Orazio. Lui lesse qualcosa di mio, in illo tempore, "robe" acerbe, come le consideravo. Mi disse: "Giovanotto, hai della stoffa! Hai il duende, come dicono gli spagnoli!"
Da allora quest'affermazione, ogni tanto riemerge, come accade in questi giorni.
Duende, poesia, scrittura, filosofia (con un po di teologia)...poi, qualche ora fa, prima di buttare giù un veloce racconto (linko me stesso:"Non mi guardare..."), m'imbatto in uno scritto di Garcia Lorca  proprio di approfondimento sul duende. Interessante e da leggere (altro link:Il duende: teoria e gioco).

Se lo spirito è un dono, occorre imparare a lasciarlo scorrere senza barriere, ad esserne posseduti. Dopo verrà la consapevolezza della ricapitolazione!