mercoledì 11 aprile 2012

Beethoven Op. 132

Glenn Gould (immagine dal web)

Oggi Beethoven, anche se ho cominciato la giornata con Bach: Variazioni Goldberg nella seconda interpretane rilasciata da Glenn Gould poco prima di morire. Quando ancora la luce indugia sul mondo, è un piacere lasciarsi cullare dall’atmosfera rarefatta dell’aria iniziale. Lenta, essenziale nell’armonia. Un capolavoro di tristezza meditata. Dopo, la verve della ricerca esplode, ma prima…Prima poche note appese al nulla di un contrappunto che diviene assieme alla melodia.

Dopo è la suburra della scuola! Da Glenn Gould ai caciaroni di terza. Un torrente a primavera. Ormonali all’estremo. Un peso la ripresa delle lezioni. Lo scorno della vacanze corte solo perché qualche benpensante ha lamentato la difficoltà di collocare i figli. Amen dico tibi!
Mi è andata bene, comunque! Il mercoledì ho solo due ore e le prime, poi la giornata è mia e me la godo spendendola all’estremo delle possibilità umane concessemi.

Non voglio essere frainteso! Non sono il solito insegnante fancazzista di brunettiana memoria. No! Mi rendo conto, dal registro, che nelle ore di lezione lavoro! Senza vanto: tengo fede al dovere assunto contrattando il mio tempo per il pane della Repubblica (che sento di non portare via!!!). Ma fuori dalle ore contrattualmente destinate alla cattedra: fuori il tempo è mio. Nessuno me lo può negare! Libertà profonda, quella che si vorrebbe limitare da quando (sempre), le idee che circolano fanno paura (assieme alla ragione che muove l'intelligenza attenta delle scelte).

Allora, letteratura, filosofia, poesia, amore e quant’altro ci sta dentro!

Da dove sono partito? Che guaio, quello di lasciarsi andare alla scrittura!

Ecco: oggi Beethoven! Appunto. Già stavo cedendo al compromesso della pennichella pomeridiana, sentendo il peso di idee che non vengono. Dell’imbarazzo suscitato dal non saper cosa leggere. Già sentivo lo stomaco rigurgitare il troppo lauto pranzo (sempre le suocere che con la cucina ci sanno fare, come le brave mamme). Tre bicchieri di buon vino (un Chianti di rispetto), e la pretesa di fare poesia con gli occhi che si chiudono.

Dunque Beethoven! Perché? Ho sbirciato qualche scena di Io e Beethoven…forse da qui si è allentato il filo. Un Ed Harris sopra le righe, nudo ed arruffato che lavora alla Grande Fuga…un’improbabile copista donna (Diane Kruger) con lui…gli ultimi quartetti sono immensi. Musica assoluta. Il tempo che si apre fino al disperdersi nell’eterno presente. Poesia bruciante, magma incandescente, amore liberato da umane concupiscenze…

Bach, Beethoven…Brahms (Bruckner)?

Non saprei…