domenica 29 aprile 2012

L'anima...

Pietro Pomponazzi (sa Wikipedia)

            Mi ritrovo, hic et nunc, a lottare con l’immaginazione. Un’improvvisa arrabbiatura, a tavola, ed ecco che scatta il travaglio d’una scarica di extrasistole. Non dovrei scadere nell’umorale, ma quando due figli particolarmente cocciuti ci si mettono con le dispute, non ci sono ragioni! Il boccone che stavi trangugiando ti si mette di traverso, cadi in affanno, e tutti i programmi pomeridiani vengono risucchiati dalla precarietà che suscita il non essere mai all’altezza.

            Così eccomi qui. Ho trovato rifugio nel mio studio. Tanti buoni propositi e pensieri che s’attorcigliano a vecchie questioni. La sete di scoprire, un’arsura che non conosce ancora il riposo di una fonte ombrosa.
            Come parlare oggi, di anima? La domanda è mia da tempo e sono valse a poco le tante letture fatte sull’argomento.

            Animula vagula blandula…che possa essere vero quanto predicato da chi sostiene una concezione molecolare che interessa materia e spirito?
            Vagare, deboli, rincorrendo fantasmi d’immortalità che aleggiano nel silenzio di una dimensione che si stenta ad afferrare?
            L’impermanenza del Tutto.  Sono concetti che ho fatto miei e sopra i quali torno cercando sempre nuovi lumi.

            Sarà colpa del cibo sullo stomaco, quello stesso che poco filosoficamente ho consumato con famelico appetito, ma stento a trovare il bandolo della matassa. Non mi ci raccapezzo!
            Scarabocchio qualche postilla in margine alle letture che interrompo sollecitato dal richiamo di qualche vaga visione poetica. Ma tutto cade nuovamente. Sembra non esserci spazio per altro se non per la necessità di speculare.

            Anima, spirito, persona. Materia e sostanza. Come possiamo giungere a cristallizzare l’essenza, e riempire i polmoni con la brezza di Vita che permette all’anima di rilasciare quel  profumo d’immortalità che la contraddistingue.
            Sono consapevole del fatto che viviamo al confine, da borderline dell’esistenza e che basta veramente un nonnulla per consegnarci alla vertigine dell’Essere così come farci sprofondare nel magma di una materia che qualcuno ha intuito come eterna (torniamo ai greci? Chora…), ma per questo non senza una finalità.

            Pietro Pomponazzi (Peretto Mantovano), lo incontrai quando, per preparare l’esame di antropologia filosofica, mi lessi il suo Trattato sull’immortalità dell’anima scandalizzando i benpensanti che lo catalogavano come un materialista negletto, preferendo gli imbarazzi di Aristotele e le sottili approssimazioni dialettiche di Platone. Altro che materialista…un cervello sopraffino. Una bella testa!
            L’anima è una questione profondamente umana, e come tale deve essere trattata, nella riflessione. Come? Dal basso, sporcandosi le mani nel tentativo di pensare che una vita ben meditata può essere resa migliore da un tentativo di crescita. E dopo? Con immenso stupore, il “materialista” Peretto, apre sull’Oltre, quasi attendesse una terza navigazione!

            La disgregazione molecolare può essere scongiurata! Ma con fatica (teoretica e spirituale)!