domenica 8 aprile 2012

Buona Pasqua (a dimensione umana)

Oggi è la dimensione umana a condurmi lungo il sentiero della riflessione.
Sono uscito presto, come al solito, quando me lo posso concedere. Sparuti incontri, eppure tutti che hanno fatto e ricambiato auguri. Salutato.
Si potrebbe obiettare: causa del luogo! Vedono così poca gente che…Altre scuse, eppure…
Necessità dell’uomo è intrecciare relazioni umane e consapevoli. Ma quando sono possibili?
Quando caliamo la guardia e rinunciamo alla maschera. Quando ci accorgiamo (mi accorgo, devo cambiare registro), di sentire il bisogno di essere riconosciuti come volto piuttosto che persona (sempre maschera).
Appunto, il volto. Il volto è quel manifestarsi dell’esistere che spiazza perché mette di fronte all’oggettività di un essere che va oltre, che supera. E’ quello sguardo che interroga sull’autenticità della vita e che mi proietta in una dimensione dove la distensione è possibile ed i rapporti col mondo mutano.
Il volto apre sulla Vita, quella che scorre eterna senza che ce ne rendiamo conto. Quella che le perversioni della quotidianità seppelliscono sotto un velo di strame e contraddizioni. Eppure lei è sempre li. E scorre, scorre, rotonda infinita sfera (la geometria solida non mente!).
Basta lo sguardo di un bambino, di una persona. Basta un’occasione, per rompere l’isolamento mortale che ci costringe nell’ignavia di coloro che subiscono i più pesanti condizionamenti e vivono l’inedia dell’indifferenza (la nostra pandemia) morale e sociale.

Cammini. Incroci uno sguardo. Non abbassi gli occhi perché riconosci nell’altro il tuo personalissimo ed irrinunciabile inferno, ma saluti. Senti la tua voce che risuona e il cuore si riapre all’esistere, quello stare fuori che permette la contemplazione. Nessuno che viola la mia libertà appropriandosi di me anche solo attraverso uno sguardo di sottecchi.

Ho volato alto. Ho messo speranza. Ho fermato l’attimo. Ma cos’è la Risurrezione se non quell’attimo eterno che rompe la cecità che mi attanaglia?

Se penso a tutti coloro che me ne hanno fornito l’occasione qualche ora fa, beh…il barbuto col cane (come me: barbuto e col cane), gli accaniti del bar mattutino (già qualche caffè corretto giù dal gargarozzo, sigaretta tra le dita), la panettiera…il capostazione della Vigezzina.
Che bello quel “Buona Pasqua” detto così, in tutta semplicità. Quell’augurio che è di tutti, tutti coloro che oggi fanno festa magari lavorando, ma che coglieranno la differenza dell’istante senza tempo.

Buona Pasqua!