giovedì 12 aprile 2012

Proverbiale irriverenza

La troppa cunfidensa la fa’ perd la riverensa

Non faccio alcun verso ai lumbard ladri e menzogneri che stanno cadendo in questi giorni come per mature. No. Uso il dialetto per rendere il suono del proverbio, per restituire alla sapienza quotidiana quel sapore che rompe ogni schema temporale.

Tutto nasce da un episodio accadutomi, e sul quale sono tornato a riflettere.

Mercoledì 11 aprile (ieri, per la cronaca). Ripresa delle lezioni. Ore 14.00 (un orario didatticamente infausto, per terminare la giornata scolastica, quando l’inizio delle attività suona alle 8.00 e prima della fine devono passare sei estenuanti ore).
Uscita. Sto osservando una delle mie classi transitare per l’atrio, una seconda, per l’esattezza.

Alunno: Salve Prof!
Prof: Ciao Castano!
Castano: Lo sa che ieri l’ho vista?

Un attimo di vuoto. Ieri? Devo fare mente locale, dato che il rientro dalla montagna, avvenuto proprio ieri, appunto,  ha scombinato le mie abitudini.

Prof: Dove?
Castano: Era posteggiato davanti alla panetteria Pomella! Sul viale Quagliotti.

Ancora un vuoto, prima di ricostruire il mosaico temporale del giorno precedente. Certo…Un lampo. Sono uscito tardi. Pioveva a dirotto ed ho accompagnato mia moglie per alcune commissioni. Ecco! Quando sono di turno, rimango in macchina e ne approfitto per leggere.

Prof: Ah…si, verso le sei e mezza (diciotto e trenta, per i precisini)!
Castano: Stava leggendo!
Prof: Ma tu?
Castano: Ero in macchina con mia madre…belli i giornaletti porno?

Rimango di stucco (per non dire di peggio). Cerco di richiamarlo, ma ormai si è perso tra la selva di ombrelli aperti. Un prurito violento mi ha assediato le mani, tardi, comunque e per fortuna.
Tommaso Castano non è un maleducato. E’ pesante, infantile (frequenta la seconda media, come ho scritto sopra), non sa ancora distinguere come misurare le giuste distanze, quando intervenire con domande e/o osservazioni. Ma quella sua uscita…Non sono solito concedere confidenza ai ragazzi, anche quando condividiamo lo scorno dell’ultima ora (e sfido chiunque ad affrontare storia o epica dalle 13 alle 14!) Eppure…A loro, fetenti oltre misura, basta un sorriso, un allentamento al controllo, per approfittarne e fare breccia nel dovuto rispetto. Se non li domi, ti fanno letteralmente a pezzi.
Spesso, in casa, mi si accusa di essere “gnucco” (duro, chiuso), caratteristica tipicamente novarese. Poco avvezzo alla caciara, all’ospitalità ostentata ed ostentante. Orchesco nell’aspetto. So che qualche alunna ha perfino paura…Eppure…Zac! Eccomi servito. L’orso, ogni tanto, lascia l’impronta nel miele.

Tommaso è uno stupidone. Questo è il problema e so che qualche collega donna indulge nella rilassatezza trattandoli come figli. Loro, anziché cercare di vivere la preadolescenza come momento di crescita, preferiscono instupidire come remigini, quando non peggio (scuola materna, suore, sottanone ed altro).

Oggi l’ho atteso al varco. L’ho beccato chiamandolo fuori dall’aula evitando l’umiliazione della pubblica gogna. Lui non ha realizzato.
Con calma l’ho condotto al famigerato scambio di battute.

Prof: Allora, cosa hai detto ieri?
Castano: Ma io…no, sa scherzavo…
Prof: Ti pare una cosa bella da dire ad un adulto?
Castano: No, ma…
Prof: Devi sapere che ci sono delle distanze.
Castano: Veramente io…
Prof: Tommaso, pensa a quello che hai detto e ragionaci sopra. Comunque, per questa volta, non dirò nulla ai tuoi.
Castano: Ma lei stava leggendo per davvero!

Una persona che legge provoca scandalo? Per loro si, probabilmente e non è da escludere che alcuni uomini delle loro cerchie, probabilmente, se leggono, si fanno qualche volo di fantasia su giornaletti di bassa lega. Strano che internet non li abbia ancora impestati con le sue immondizie!

Lo congedo. Lui, col capoccione basso, rientra in classe. Io medito. Altro che feste burg devo cercare di essere. Il rispetto, oggi, non si può barattare con nulla al mondo.