domenica 22 aprile 2012

Parmenide (1)


Scavi di Elea (immagine dal web)


Tenebre assassine voraci d’incubi,
ho attaccato le cavalle al carro, ebbro
di sogni inconclusi e via, voce a succubi
pensieri, con stridore barbaro di ferro
sulla strada dei numi.
                                    Madre oscura,
grembo profondo, l’ombra dura
strazia remote emozioni d’amore,
calce spenta, quartieri e suburre,
ferrofuocofiamme, pietra che frana.
Sono fuori, finalmente, sotto un cielo
rigato d’aurora, vetro infranto, coccio
(un mattino tetro m’attende). Un rogo
avvampa la carne: per troppe estati
ho ceduto all’inganno di lingue forcute
per frotte a due teste d’insana mania.