lunedì 30 aprile 2012

Il mondo come...

meccanismo (immagine dal web)

            Ieri, in un post precedente a questo, ho accennato alla questione dell’anima. Un post filosofico, ma senza troppe pretese teoretiche, perché sono cosciente di quanto sia difficile cercare di essere chiari nelle idee che espongo e gli interventi di chi mi legge, sono risultati preziosi oltremisura, per la prosecuzione di questa trattazione.
            Per questo ho deciso di cominciare con lo sporcare le mani partendo dal basso delle osservazioni quotidiane. La vita si può cambiare solo dandosi da fare.          

Sabato è stata una giornata terribile! Oggi, a bocce ferme, come si usa dire, faccio ancora fatica a discernere le dinamiche che mi hanno indotto a vivere male .
            Una debilitazione fisica, lieve,  ha finito per condizionare, e non poco, il mio equilibrio. Oltre a questo dato sostenuto da una certa oggettività, si sono aggiunti una serie di scorni famigliari, quelli che mi sono portati in dote, secondo il giudizio di mia moglie.
            Queste osservazioni per arrivare ad affermare che è stata veramente dura non farsi portare via completamente e soccombere sotto il peso delle passioni.
            Insomma: e’ stata un’autentica lotta, fino a quando non mi ha attraversato una folgorazione. Ho sentito tutto il peso esercitato da un mondo ostile. Un senso di conflagrazione implodente vorticosa e totalizzante, un essere ridotto all’impotenza.

            Ma quanto questa ostilità è frutto  di processi mentali involontari (meccanismi), e quanto determinata da vere e proprie influenze esteriori?
           
Ricordo con estrema precisione come, dove e quando questo streben mi ha posseduto.
            Me ne stavo seduto in auto, fermo in un posteggio in via Gramsci, centro di Galliate, nell’attesa che mia moglie portasse a termine alcune commissioni.
            Dopo la tempesta, comunque, ho assaporato tutta la dolcezza della libertà prodotta da questa osservazione.

            Se fossimo veramente esseri programmati? E per che cosa, per quale finalità? Da chi?
            Quanto impedisce, questo essere programmati, il conseguimento della libertà?

            La programmazione sottintende un meccanismo nel quale siamo incastonati, verità che solo una forte presa di coscienza può rendere evidente nella consapevolezza dei propri limiti umani.

            Il mondo come volontà e rappresentazione?
            Se pensando e conseguentemente agendo, cedessi all’inganno della mente?

            Primo: devo comprendere il fatto che mente e ragione non coincidono e che non possono essere impiegati nella speculazione con valore di sinonimi.
            Secondo: attorno possiamo vivere un mondo che è illusione e che diviene  il mondo reale quando sono in grado di distaccarmi per poterlo osservare, prendendo atto, ma senza cadere nella trappola del giudizio e così dell’opinabile.

            Fare epochè  esistenziale, in poche parole.

            Da questo punto, l’inizio.