lunedì 9 aprile 2012

...un mio amor già pensando...

Gatto Lupesco (immagine dal web)

Cosa sarà mai tutto questo pensare d’amore? Questo dire che prende e scuote? Questa febbre che non lascia requie alcuna?
Un primaverile malanno. Potrei rispondere, tenuto conto della stagione. E dopo? La ricerca poetica non si può sempre e solo soffermare su donne rincorse, esaltate, schernite, laudate…Oggi contese e violate, sbattute in prima pagina: c’è dell’altro, affermo a me stesso per non impantanarmi nel solito antiquario romanticume (senza nessun romantico offendere) o alla vis moraleggiante e poetica.
L’amore per la donna amata, certo. Quante poesie, ancora oggi, dettate dal trasporto erotico-sentimentale, dal desiderio irrefrenabile di stare assieme all’altra, di possedere…tutto qui (non per la mia donna)?

Per nutrire la mia fame, sono tornato a ricerche erudite. Mi capita, ogni tanto, di indagare a fondo, e non solo osservando dal versante della filologia, opere poetiche appartenenti ad un passato ormai retaggio di pochi specialisti o poeti accorti in materia di ricerca e ispirazione.

Cosa sarà mai l’amore al quale pensa il gatto lupesco?

L’astuzia di chi si mette in cammino. Quell’astuzia che si cela sotto mentite spoglie quali la sprovvedutezza nei confronti di un mondo che sbrana ogni sensibilità umana per nulla (chissà perché penso all’Idiota di Dostoevskij?)

Non mi posso accontentare. Amore,  a mors: che toglie, priva la morte. Di cosa? Di chi? Di me, scrivo senza troppi pensieri. Forse è questo il senso profondo. Una lotta contro la finitudine del tempo e la tenebra della morte assassina e villana. Dunque: per terminare (ora) la questione: perché scriviamo? Perché comunichiamo?

Per non smarrirci nel mare magnum dell’impermanenza che inghiotte...panta rhei os potamòs.

Mi piace pensare che l’amore, il fuoco divorante che non consuma, strappi a tutto questo tragico mutamento, alla turba degli io che urlano, alla legione di identificazioni, al quotidiano…

Chissà che non sia riuscito ad in-esprimere l’inesprimibile.

Pasqua senza più morte, finalmente. Umanissimo pensiero!